Arriva dall’imperiese un altro caso terribile di violenze su minori. Un papà, condannato a 17 anni di carcere, ha abusato sessualmente della figlia per lungo tempo, girando video e scattando fotografie dal contenuto pedopornografico poi inviate ad altri soggetti in cambio di denaro. Un quadro aberrante, ricostruito nelle motivazioni della sentenza, depositate nei giorni scorsi. Le violenze sono iniziate quando la vittima aveva appena 5 anni e sarebbero proseguite sino all’età di 12 anni. Sette anni di abusi, interrotti solo nel gennaio del 2023 quando la scuola segnala al commissariato l’elevato numero di assenze scolastiche della vittima, circa 350 ore, «sistematicamente giustificate dal padre mediante certificazioni mediche recanti generiche indicazioni di “motivi sanitari”» e le confidenze del fratello in merito a «episodi di presunti abusi di natura sessuale consumati all’interno delle mura domestiche ai danni della sorella». Dai successivi accertamenti investigativi emergono elementi che confermano le violenze. Fondamentali, in particolare, le testimonianze del fratello della vittima che si è detto sconvolto, per aver percepito nella notte la presenza di qualcuno sopra la sorella. «Una volta - il racconto - verso le tre di notte, al buio, ho visto una cosa sopra mia sorella mentre dormiva, una figura nera. Poi quando ho provato a dormire era ancora lì. Dopo è sparita e poi sentivo qualcosa, sotto il letto, tipo respirare». La vittima, sentita con la forma dell’audizione protetta, ha raccontato che nelle ore notturne il padre «approfittava di lei mentre i familiari dormivano» e che quando si era opposta, in una occasione alle richieste del papà, aveva assistito a una «reazione di chiusura e di ostracismo da parte del genitore, che il giorno successivo l’aveva ignorata completamente, rivolgendo le proprie attenzioni esclusivamente al fratello minore». La ragazza spiegava come tale comportamento la «faceva stare male», poiché provava un forte legame affettivo con il padre, «lo amava tantissimo». La vittima ha raccontato inoltre un altro particolare ritenuto rilevante dagli inquirenti, ovvero che il padre scattava fotografie e registrava video durante i momenti intimi, affermando che tale materiale veniva poi inviato ad altre persone e venduto su internet. «Mandava questo materiale a 5, 10 amici e lo vendeva su internet». Ininfluente per i giudici la difesa del padre, che ha sempre negato ogni addebito, e la testimonianza della madre che «si caratterizza per una adesione piena e acritica alla versione dell’imputato, accompagnata da una rimozione sistematica o da una minimizzazione di tutti gli elementi contrari emersi nel corso dell’istruttoria». «Le risultanzeistruttorie - scrivono nelle motivazioni della sentenza di condanna, inasprita anche dalla detenzione di materiale pedopornografico - hanno consentito di accertare che gli atti di violenza sessuale non sono rimasti confinati a un episodio isolato, ma hanno dato luogo a una condotta seriale e sistematica, protrattasi per anni, secondo modalità sostanzialmente omogenee . Risulta provato che l’imputato abbia in diverse occasioni costretto la figlia, fin da quando ella aveva circa cinque anni, a subire condotte sessuali. La frequenza degli abusi, la loro collocazione temporale notturna, la progressiva invasività e la continuità del contesto relazionale consentono di individuare con chiarezza un unico disegno criminoso».