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«Ho impedito che una storia industriale diventasse una pratica notarile». E poi: «Ho provato a riportare in Italia una partita nell'ordine dei 15 miliardi di euro. Non un titolo da esibire. Una scelta di rischio e governance. Una scelta di Paese. Che cosa vuol dire amare l'Italia, se poi tutto ciò che conta lo portiamo altrove? Quella scelta è stata fermata. Non dal mercato. Non dallo Stato. Si è fermata nel punto in cui avrebbe dovuto trovare custodia». E ancora: «Non me ne lamento: le conseguenze erano comprese nel prezzo. Anche questa. Il punto resta intero: quella scelta l'ho fatta. È agli atti. E non ho finito. È la differenza tra ereditare e assumersi una responsabilità. L'eredità arriva. La responsabilità la vai a prendere».

Sono le parole proferite da Leonardo Maria Del Vecchio, il quartogenito del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, davanti alla commissione dell'Università di Tor Vergata in occasione del conferimento della laurea honoris causa in diritto, innovazione tecnologica e sostenibilità, sulla complessa partita per il riassetto di Delfin, la holding lussemburghese da oltre 40 miliardi di valore di cui il rampollo ha provato a rilevare il 25% dei fratelli Luca e Paola. Così l'imprenditore ha descritto, senza entrare nei dettagli, l'esito di un processo che si è arenato nel board di Delfin. E ha svelato anche dei particolari della sua sconfitta.