WASHINGTON. In tribuna ci sarà Pedro Sanchez, premier socialista “inviso” a Donald Trump; non ci sarà Javier Milei, presidente argentino – alleato fra i più solidi del leader Usa – che sceglie la scaramanzia e come le precedenti partite seguirà l’Albiceleste dalla sua residenza. E ci sarà Donald Trump a fianco di Gianni Infantino al MetLife Stadium di East Rutherford per Spagna-Argentina, ultimo atto dei Mondiali. A poche ore dalla sfida, naso all’insù e mascherine. Il fumo che proviene da 897 roghi in Canada – la maggior parte sotto controllo – invade la zona di New York, Detroit, Philadelphia e Washington dove le attività all’aperto sono sospese. Donald Trump la prende male e con un post su Truth dice di ritenere il Canada «responsabile per il fatto che non saper curare appropriato i boschi e gli Stati Uniti vengono invasi da sporca, inquinata e malsana aria la cui qualità è pericolosa e totalmente inaccettabile». Quindi ha promesso di chiamare il premier Carney. «I costi sono incalcolabili» ha evidenziato, minacciando di aggiungere i danni al livello di dazi per l’export da Ottawa. La situazione migliorerà. I meteorologi attendono pioggia per oggi che dovrebbe ripulire l’aria. Domani temperature di 29 gradi al calcio di inizio alle 21 italiane. Ma la qualità dell’aria è pessima. «Non salutare», nell’indice che la misura, ovvero l’AQI. Ieri in New Jersey ha toccato cifra 188, sopra il livello di guardia di 150. Le attività all’aperto sono da ridursi se supera i 100. Spettacolo quasi in stile americano, anche se la pausa monstre – 30 minuti di show - paventata a inizio competizione non dovrebbe esserci. La Fifa ha assicurato Argentina e Spagna che durerà 17’, abbastanza per le esibizioni di Shakira, Madonna, Justin Bieber. Sarà la partita dei duelli, «fermare Messi sarà una sfida immensa», ha detto Mikel Merino, il talismano spagnolo dei gol sul fil di lana, due decisivi con Portogallo e Belgio. Rodri, ex Pallone d’oro, 30 anni, del Manchester City, sogna di emulare Iker Casillas che nel 2010 sollevò la Coppa, prima volta per la Spagna. Sarebbe invece la seconda consecutiva per Leo Messi che intanto raggiunge Cafu, unico a disputare tre finali. Duelli in campo – Rodri e Fabian Ruiz contro Enzo Fernandez e MacAllister quello chiave, «tutti contro Messi» quello più suggestivo con l’obiettivo «di tenerlo lontano dall’area» Rodri dixit – e in panchina. L’allievo Scaloni contro il maestro De La Fuente. L’argentino andava alle sue lezioni al centro federale. Stima fra i due, «sapevo che aveva una marcia in più», ha detto il ct spagnolo dell’alunno-rivale. Che ribatte: «Amo la Spagna, ci vivo, ma domani la voglio battere. Con tanto rispetto, comunque, per De La Fuente». Gli spagnoli osservano le immagini dell’allenamento. Lamine Yamal ha una fasciatura alla coscia visibile. Porro, autore del secondo gol contro la Francia, è stato tenuto scarico. Ma nessuna nube nera su un loro impiego domani. La Finale è fra i campioni d’Europa e quelli del Sud America, mai successo prima. A Madrid si guarda anche alla cabala, 37 partite senza sconfitte (l’ultima nel 2024 contro la Colombia), un record. Fra mondiali maschili e femminili chi ha giocato la prima semifinale ha vinto il titolo in 13 casi su 14. Messi fa le corna e confida di emulare Pelè e di fare il bis dopo il Qatar.
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