di
Andrea Pasqualetto, nostro invato
Genova, le mosse in vista del processo d’Appello. I calcoli sulla prescrizione
Nel silenzio della Procura c’è già chi promette battaglia. L’obiettivo è la difesa delle pene inflitte dal Tribunale di Genova a Giovanni Castellucci (12 anni) e agli altri 31 condannati per il crollo del ponte Morandi che il 14 agosto del 2018 ha fatto 43 vittime. E per farlo ricorreranno in appello e fino alla Cassazione cercando di difendere l’aggravante che i giudici non hanno riconosciuto all’impianto accusatorio: la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Nessun accanimento, sia chiaro.
Ma il ragionamento è un po’ questo: se i giudici di secondo grado dovessero togliere anche l’«omicidio stradale» le pene subirebbero una drastica riduzione e questo è un rischio che i pm non vogliono correre. E a proposito di rischi in tribunale c’è chi si è messo a fare calcoli sulle prescrizioni. Risultato: nessun rischio. Nonostante la caduta dell’aggravante, con la conferma dei reati di crollo colposo, omicidio colposo e omicidio stradale succede infatti che le scadenze scatteranno non prima del 2032 e per alcune posizioni addirittura nel 2036. La questione è tecnica: l’omicidio colposo è infatti rimasto in piedi grazie al riconoscimento dell’omicidio stradale che ne raddoppia i termini, altrimenti si sarebbe prescritto. Ma siamo di fronte solo a una sentenza di primo grado e in secondo tutto può cambiare. «Faremo appello — hanno preannunciato i difensori di Castellucci, l’ex ad di Autostrade per l’Italia (Aspi) — confidiamo che quel giudizio possa riconoscere che l’ingegnere ha operato nell’ambito delle proprie funzioni e non può essere chiamato a rispondere di fatti che non dipendono da sue condotte personali. Difenderemo la sua innocenza».














