Rimini ricomincia da uno scivolo rosso che domina “Beach Games”, il dipinto dell’artista Luca Giovagnoli esposto ai Palazzi dell’Arte, nel cuore del centro storico cittadino, nella mostra Summer Dream, visitabile fino al 13 settembre. In primo piano ci sono un uomo e una donna che osservano il mare o, forse, l’attesa. Davanti hanno quello scivolo rosso su cui è salita un’altra figura, pronta a lasciarsi andare verso l’acqua. L’azione non accade davvero, ma resta sospesa. «Come in tutto il lavoro di Giovagnoli, che quei posti e quei lidi li conosce davvero molto bene, conta l’istante prima, il tempo immobile che precede un gesto e che trasforma una scena balneare in una storia della memoria», spiega la curatrice Valentina Ciarallo. Possiamo, dunque, partire da quel quadro per leggere una città che negli ultimi anni ha scelto di raccontarsi attraverso la cultura, senza rinnegare il proprio passato turistico, ma rileggendolo con uno sguardo diverso. Rimini continua a vivere di spiagge, di ombrelloni, di alberghi, piadine e discoteche, ma oggi il suo centro storico è diventato un itinerario dove arte contemporanea, letteratura, cinema e architettura dialogano con sorprendente naturalezza.La nostra passeggiata inizia sul lungomare. L’orizzonte resta quello dell’Adriatico, ma il volto è cambiato. I nuovi arredi urbani, le piazze sul mare e perfino i lampioni, sormontati dalla grande “R” che è diventata il segno grafico della città, raccontano una Rimini che ha deciso di investire sulla qualità dello spazio pubblico secondo una trasformazione discreta. Prima di addentrarci nel centro riaffiora inevitabilmente Federico Fellini. Dal Grand Hotel fino al Cinema Fulgor, restaurato da Dante Ferretti, il suo ricordo continua ad affacciarsi sul paesaggio urbano. Il Fulgor, dove il giovane regista scoprì il cinema, è tornato a vivere con gli arredi immaginati dallo scenografo premio Oscar e rappresenta oggi una delle tappe più emozionanti del percorso felliniano. Dentro e fuori il Grand Hotel, ben monitorato dal direttore Claudio Angiulli, con le finestre affacciate sul mare, Fellini sembra appartenere ancora al paesaggio. Ci sediamo su una delle sedie in ferro bianco su cui era solito prendere un caffè, poco distante dal ristorante con prelibatezze preparate da Claudio Di Bernardo e dal lungomare, teatro di un immaginario che il regista stesso ha reso universale e che oggi continua a essere presente senza trasformarsi in monumento. Con “Amarcord” (Mi ricordo, in dialetto romagnolo), con cui vinse l’Oscar nel 1975, raccontò la Rimini degli anni Trenta, la sua giovinezza, gli amici e l’inseparabile Luigi Titta Benzi, il fascismo e tutti quei personaggi che popolavano la realtà romagnola di quei tempi. La città entrò nel mito grazie al suo cinema anche se non vi girò mai nessun film e quella che vi compare è sempre una Rimini immaginaria, la città dei suoi ricordi giovanili o, come lui stesso disse, «la dimensione di una memoria». La città di “Amarcord”, completamente ricostruita a Cinecittà, appartiene a una dimensione onirica, a un racconto fatto di ricordi che vanno dal Grand Hotel al cinema Fulgor, da piazza Cavour al porto fino a Borgo San Giuliano. «Corso d’Augusto è la spina dorsale di questo percorso, perché da una parte c’è l’Arco d’Augusto che apre simbolicamente la via Flaminia verso Roma e dall’altra c’è il Ponte di Tiberio che introduce la via Emilia che attraversa la pianura fino a Piacenza», tiene a precisare la nostra guida. «In mezzo si susseguono piazze, palazzi, vicoli, chiese romaniche e rinascimentali, caffè e botteghe, in una continuità urbana che restituisce il senso di una città molto più antica dell’immagine balneare con cui è stata identificata per decenni», aggiunge. La guida d’eccezione è Matteo Sormani, fondatore di Art-Preview e direttore di Augeo Art Space. Con lui, un dipinto contemporaneo ci conduce naturalmente a una chiesa, un episodio della storia cittadina a una galleria privata, come se tutta Rimini fosse attraversata dallo stesso filo narrativo. Il complesso che ospita la mostra di Giovagnoli è stato restaurato e restituito alla città, diventando uno dei luoghi simbolo della nuova stagione culturale riminese. Oltre a “Summer Dream”, dove ci colpiscono soprattutto “Afternoon at the Pool”, “At the usual place” e “Couple”, il progetto espositivo “Estate contemporanea” include “Sailing to Byzantium. 6 Artists from New York”, a cura di Richard Milazzo, una mostra che porta uno sguardo internazionale attraverso protagonisti della scena artistica newyorkese. È però davanti ai quadri di Giovagnoli che la città sembra riconoscersi con maggiore immediatezza. Le sue spiagge hanno il colore della memoria ma respirano ancora e le figure hanno il volto essenziale delle fotografie scolorite, con il mare di un azzurro quasi irreale, con la sabbia che si tinge di rosa e il desiderio che resta sospeso come una scena interrotta. Fellini è presente, naturalmente, ma senza essere citato in modo didascalico vive nella stessa atmosfera e nella capacità di trasformare Rimini in un luogo mentale prima che geografico. Lo si comprende meglio uscendo dalla mostra e dirigendosi verso Castel Sismondo, dove il Museo Federico Fellini ha trasformato il regista in un’esperienza diffusa più che in una semplice esposizione. La statua dello Sceicco Bianco, sospesa all’esterno del bookshop, conduce il visitatore in un’esperienza di immagini, scenografie e installazioni che prosegue fuori dalle sale, nelle piazze e nelle strade. Non è un museo chiuso, ma un’estensione del paesaggio che continua anche in un’altra mostra, “Il codice della Passione. Bellini e Mantegna” - appena inaugurata al Museo della Città. Poco distanti, anche Piazza Cavour e Piazza sull’Acqua partecipano a questa trasformazione. La seconda, distesa accanto al Ponte di Tiberio, è diventata uno degli spazi più vissuti della città e ospita Biglietti agli Amici, festival ideato dallo scrittore Marco Missiroli come omaggio a Pier Vittorio Tondelli, che ogni anno a giugno propone serate di letteratura e musica, riportando la parola scritta dentro lo spazio urbano. Rimini sembra dunque aver trovato una misura particolare, senza cercare effetti spettacolari, ma preferendo costruire connessioni in chi la visita, passando da un quadro a una strada, da una chiesa a un cinema immaginario. E forse è proprio questo il senso dello scivolo rosso di Giovagnoli. Un invito tanto a tuffarsi quanto a fermarsi un istante prima, nel punto esatto in cui il ricordo diventa presente.
Rimini si tuffa nell’arte
Se le atmosfere sospese di Luca Giovagnoli sono emblema di un’estate eterna, una vivace energia culturale rilancia il passato turistico della città di Fellini.









