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Tra giovedì e venerdì gli attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran, e quelli dell’Iran contro obiettivi statunitensi e contro i paesi del Golfo, sono tornati a un’intensità paragonabile a quella precedente al cessate il fuoco di aprile.

Gli Stati Uniti, che nell’ultima settimana si erano concentrati perlopiù su singoli obiettivi militari sulla costa sud-occidentale intorno allo stretto di Hormuz, hanno ricominciato a colpire ponti, reti ferroviarie e centrali elettriche in Iran. L’Iran, che in questi giorni aveva attaccato prevalentemente navi commerciali nello stretto, è tornato a colpire basi militari statunitensi e infrastrutture civili nei paesi del Golfo.

Il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato di tornare a fare attacchi su larga scala contro gli obiettivi civili iraniani per costringere il regime iraniano a raggiungere un accordo. L’Iran ha promesso ritorsioni e ribadito che continuerà a bloccare il traffico marittimo nello stretto di Hormuz fin quando proseguiranno i bombardamenti statunitensi. Gli attacchi contro infrastrutture civili sono considerati crimini di guerra.

Nella notte tra giovedì e venerdì i jet, i droni e le navi militari statunitensi hanno colpito due ponti vicino alla città iraniana di Bandar-e Khamir, strade e ferrovie nella provincia di Hormozgan (vicino allo stretto) e centraline elettriche e depositi di carburante all’aeroporto di Iranshahr, a sud-est, vicino al confine con il Pakistan. I media iraniani dicono che sette persone sono state uccise nell’attacco ai ponti di Bandar-e Khamir.