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Nella notte fra giovedì e venerdì gli attacchi degli Stati Uniti sull’Iran sono diventati più intensi e hanno colpito infrastrutture civili e obiettivi nell’interno del paese. I bombardamenti erano ricominciati sei giorni fa, ma finora si erano concentrati perlopiù su obiettivi militari della costa sudoccidentale, nei pressi dello stretto di Hormuz, per limitare le capacità del regime iraniano di controllare il traffico marittimo nello stretto.

Stanotte i jet, i droni e le navi militari statunitensi hanno colpito anche due ponti vicino alla città di Bandar-e Khamir, strade e ferrovie nella provincia di Hormozgan (vicino allo stretto) e centraline elettriche e depositi di carburante all’aeroporto di Iranshahr, più a sud-est, vicino al confine col Pakistan. Secondo fonti della televisione iraniana, sette persone sono state uccise nell’attacco ai ponti di Bandar-e Khamir.

L’ampliamento degli obiettivi potrebbe essere un segnale della volontà statunitense di riprendere l’attività militare su più ampia scala.

Gli Stati Uniti avevano ripreso i bombardamenti sull’Iran la scorsa settimana, in risposta agli attacchi iraniani contro alcune navi commerciali in transito nello stretto di Hormuz. Venerdì scorso il presidente Donald Trump ha dichiarato «finito» il cessate il fuoco, anche se in seguito ha detto che trattative e dialoghi sono ancora in corso.