ROMA – Dal Centro di Permanenza per i Rimpatrio di Gjadër, in Albania, dove vivono oltre 500 persone, arrivano resoconti di continue proteste, di tentativi di suicidio, episodi di autolesionismo collettivo, risse. Insomma, i cittadini non comunitari che vengono lì trasferiti per essere poi rimpatriati, vivono in condizioni infernali e degradanti, nella struttura inaugurata 16 ottobre 2024, con l’ingresso dei primi 16 richiedenti asilo soccorsi nel Canale di Sicilia.

La conseguenza del “protocollo d’intesa” Roma-Tirana. La struttura di Gjadër venne allestita sulla base del controverso protocollo di intesa tra Governo italiano e Governo albanese, la struttura insiste sull’area occupata da una ex base militare albanese, dove è stato installato un complesso polifunzionale. In particolare, la struttura ospita al suo interno un Centro di trattenimento per richiedenti asilo (Ctra) assoggettati alla procedura d’asilo in frontiera, con una capienza di 880 posti, e un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) dalla capienza di 144 posti, originariamente destinato a coloro la cui domanda d’asilo fosse stata rigettata.

Quei due provvedimenti non convalidati dall’autorità giudiziaria. Nel corso del 2024 sono state effettuate due operazioni di trasferimento di richiedenti asilo soccorsi in mare verso il centro di Gjadër, cui si aggiunge la terza effettuata nel gennaio 2025. In tutti i casi, i relativi provvedimenti di trattenimento non sono stati convalidati dall’autorità giudiziaria competente, che ha anche rinviato la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione europea affinché venisse valutata la compatibilità delle procedure applicate nel centro di Gjadër con il diritto dell’Unione europea.