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Un anno dopo l’arrivo delle prime persone, il centro per migranti costruito dall’Italia a Gjader, in Albania, è ancora semivuoto. Al momento ci sono 25 persone: significa che la struttura, che dallo scorso marzo viene usata come centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) con una capienza di 144 posti, è praticamente vuota. Lo hanno raccontato i deputati del Partito Democratico Rachele Scarpa e Matteo Orfini, e Riccardo Magi di +Europa, che sono tornati a Gjader (in passato avevano già fatto altri sopralluoghi). Alla visita ha partecipato anche la giornalista di Repubblica Alessandra Ziniti.
Ziniti scrive che dentro il centro di Gjader ci sono più forze dell’ordine che migranti detenuti. Gli uomini detenuti vengono descritti come «imbambolati, alcuni in stato catatonico», per effetto di psicofarmaci. Un uomo originario dell’Algeria ha raccontato a Repubblica di essere stato soccorso in mare al largo della Sardegna, essere stato poi portato nel CPR di Macomer, in provincia di Nuoro, e poi trasferito a Gjader senza che nessuno gli spiegasse dove lo stavano portando. Un altro, proveniente dal Marocco, ha detto a Ziniti di aver provato a suicidarsi il primo giorno in cui è arrivato in Albania.









