di
Marco Bonarrigo
Il dominio dei Pogi al Tour de France gli sta attirando l'antipatia di una parte del pubblico e le critiche delle squadre avversarie. Lui, Pogacar, rinuncia al solito sorriso e tira fuori i denti: «I fischi sono benzina nel mio motore»
DAL NOSTRO INVIATO DOLE (FRANCIA) - Perdere quattro a zero una partita di calcio a mezz’ora dal fischio finale e vedere che i tuoi avversari si affannano a mettere altri palloni in rete non è piacevole, specie se li vedi esultare ogni volta in maniera più esuberante. Pietà per i vinti, anche nello sport, è una regola non scritta ma diffusamente praticata dai campetti di periferia alla Champions.
Vincere senza riguardi per gli avversari è invece quello che sta succedendo al Tour de France 2026: Tadej Pogacar, che sta al ciclismo come Messi e Yamal fusi assieme al calcio, ha vinto tre delle prime dodici tappe, ne ha regalata una al delfino messicano Isaac Del Toro, domina sia la classifica generale che quella di miglior scalatore mentre - non era mai successo con questa sistematicità - la sua Uae Emirates controlla la corsa anche in quelle tappe che non paiono proprio strategiche per la vittoria finale.














