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Redazione Salute
Dopo il caso di Alice, rimasta incastrata con i capelli in un bocchettone e morta a 11 anni, il dibattito si è riacceso: a che punto è la nuova legge, la lettera aperta di Assopiscine al governo
Tragedie come quella di Alice, la bambina di 11 anni di Suisio rimasta intrappolata sott'acqua mercoledì nella piscina di uno stabilimento balneare di Sestri Levante e poi morta nella notte tra giovedì e venerdì all'ospedale Gaslini di Genova, «potrebbero essere evitate nella stragrande maggioranza dei casi», spiega all'Adnkronos Salute Luca Lucentini, direttore del Centro nazionale per la sicurezza delle acque (Censia) dell'Istituto superiore di sanità (ISS).
I tre fattori La bimba è rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone della piscina. «Negli episodi in cui i bambini o ragazzi vengono risucchiati dai bocchettoni sono implicati tre i fattori: strutturale, gestionale, di controllo – chiarisce l’esperto -. Nelle strutture, quindi, possiamo avere carenze impiantistiche, per esempio manca la ringhiera e il bambino può cadere in acqua; oppure ci sono impianti non a norma oppure non gestiti a norma; o ancora disattenzioni dal punto di vista della vigilanza sui bambini». In Italia, afferma Lucentini, «la normativa è presente, ma in modo molto frammentario. Ci sono solo norme regionali».












