Nello storico “derby degli strilloni” La Canaglia batte il Corriere della Sera 6 a 0. Infatti già il 17 luglio 1870, cioè sei anni prima dell’approdo in edicola del grande quotidiano di via Solferino (avvenuto il 5 marzo 1876, sotto la direzione di Eugenio Torelli Viollier), un giornale ben più piccolo (ma estremamente battagliero) ebbe l’idea geniale di sguinzagliare nel centro di Pavia un manipolo di gasatée per reclamizzare La Canaglia, foglio d’assalto diretto da Contardo Montini, fondatore di quella che, nove anni dopo, sarebbe diventata La Provincia Pavese. Visto il successo del 1870 degli strilloni pavesi, nel 1876 il Corriere della Sera per il lancio del suo primo numero pensò di replicare l’operazione di “marketing” disseminando di strilloni la Galleria Vittorio Emanuele. Risultato: migliaia di copie vendute tra piazza del Duomo piazza della Scala. Un trionfo il cui merito va però anche al direttore della Canaglia, Montini: il primo in Italia artefice di una trovata rivoluzionaria per diffondere il giornale, inventando di fatto gli antesignani (in salsa Pavese) dei mitici newspaperboy americani che, circa mezzo secolo dopo, avrebbero incarnato la figura iconica del “venditore ambulante di news”. Così oggi (17 luglio 2026) a Pavia, a 156 anni dagli urli dei primi strilloni davanti al teatro Fraschini, sembra di riascoltare i loro antichi appelli a squarciagola: “La Canagliaaa! Comprate La Canagliaaa! Notizie esclusiveeee”. Il settimanale La Canaglia – spiegano nel dettaglio gli storici – «nacque con un’identità fortemente repubblicana, radical-democratica, anti-aristocratica e anti-clericale». Il nome della testata fu scelto «per dare fastidio alla classe monarchica e conservatrice dell'epoca, capovolgendo in modo provocatorio il termine dispregiativo usato dai nobili verso il popolo». Oltre alla trovata rivoluzionaria per l’epoca di far ricorso agli strilloni, La Canaglia introdusse anche la novità del “controcorrente”, corsivo salace che prendeva in giro i potenti dell’epoca (come ad esempio il presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, Agostino Depretis, descritto come “distinto ed esperimentato enologo” per il sui troppi bicchieri di vino…). Una formula, quella del “controcorrente”, che nel secolo successivo Indro Montanelli trasformò in sublime genere di sarcasmo giornalistico-letterario. Gli strilloni continuarono ad accompagnare l’evoluzione della testata anche quando nel 1879 La Canaglia cambiò nome diventando ufficialmente La Provincia Pavese. Nei decenni successivi i gasatée rappresentarono l'anello di congiunzione tra la tipografia e il popolo: ritiravano i pacchi di copie fresche di stampa e “battevano” la città palmo a palmo in un’epoca in cui le edicole fisse erano pochissime. Un modello vincente – quello nato a Pavia – che imitato da giornali, compreso il Corriere della Serache non solo ai tempi del direttore Torelli Viollier ma anche oggi ricorre all’“aiuto” degli strilloni. Come? In modo virtuale: con uno di loro che, in versione avatar e costume novecentesco, invita ad abbonarsi al sito del Corriere della Sera. Ma una simpatica Canaglia aveva già capito tutto 156 anni fa…
L’urlo della Canaglia: 156 anni di Provincia Pavese
Il 17 luglio 1870 la geniale idea di usare gli “Strilloni” in centro per vendere il settimanale antesignano di questo quotidiano







