È stata pronunciata questa mattina la sentenza della prima sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli per l’omicidio di Vincenzo Iannone, il cui corpo fu ritrovato all’interno della sua auto dopo il violento agguato e l’incendio del veicolo in via Pigno a Marano. Il presidente della Corte ha letto il dispositivo con la decisione dei giudici d’Appello: in parziale riforma della sentenza di primo grado, Vittorio Principe è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione, rispetto ai 19 anni inflitti in precedenza. Per Sorrentino Sabatino, già condannato in primo grado per concorso nell’occultamento di cadavere, la pena è stata fissata in 3 anni di reclusione. Per il resto, la Corte ha confermato la sentenza di primo grado. Il deposito delle motivazioni della sentenza è previsto entro 90 giorni.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini e del processo, Iannone, conosciuto negli ambienti di Marano come pusher, sarebbe stato ucciso dopo una richiesta di restituzione di una somma di denaro legata a un vecchio debito, quantificato in alcune centinaia di euro. La ricostruzione accusatoria ha portato a ritenere che l'uomo sia stato vittima di un’aggressione culminata con la sua uccisione e con il successivo incendio dell’auto in via Pigno, dove venne ritrovato il corpo. Il collegio dei difensori e delle parti coinvolte era composto dall’avvocata Giovanna Cacciapuoti del Foro di Napoli, difensore di fiducia di Vittorio Principe; dall’avvocata Maria Luisa D’Alterio del Foro di Napoli Nord, per Sorrentino Sabatino; e dall’avvocato Rosario Pezzella del Foro di Napoli, legale della parte civile rappresentata dai familiari di Vincenzo Iannone.