Prima ancora di parlare di Sotto la pelle d’estate, il suo nuovo singolo, c’è un dettaglio che colpisce osservando il percorso di Roberta Modigliani: la sua carriera non è mai stata una linea retta. È stata piuttosto una successione di ripartenze, di identità attraversate senza mai diventarne prigioniera. C’è la ragazza maremmana che arriva a Roma poco più che adolescente dopo essere stata scoperta da Gianni Boncompagni, c’è uno dei volti simbolo di Non è la Rai, c’è la conduttrice televisiva, l’attrice che passa dal cinema popolare alle produzioni internazionali, la cantante che continua a incidere musica senza inseguire necessariamente le mode o la nostalgia. E, soprattutto, c’è una donna che, dopo oltre trent’anni di spettacolo, continua a sentirsi prima di tutto una persona curiosa, ancora disposta a mettersi in discussione. Forse è proprio questo il tratto più sorprendente di questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie con Roberta Modigliani. Nell’immaginario collettivo il suo nome rimane inevitabilmente legato a un pezzo di televisione italiana che ha segnato un’intera generazione. Lei, invece, sembra aver fatto pace con quella stagione senza viverla né come una condanna né come un rifugio. Ne riconosce il privilegio, ricorda le occasioni straordinarie che le sono state offerte e, con un’onestà rara, ammette anche ciò che, con la maturità di oggi, avrebbe potuto affrontare diversamente. Non c’è rimpianto nelle sue parole, ma la consapevolezza che ogni errore abbia contribuito a costruire la persona che è diventata. È una differenza sottile, ma decisiva: la memoria, per lei, non è un luogo in cui abitare, bensì uno strumento per comprendere meglio il presente. Ed è forse per questo che Sotto la pelle d’estate arriva oggi come qualcosa di più di un semplice tormentone estivo. Dietro un arrangiamento sensuale e coinvolgente, il singolo racconta infatti un’estate molto diversa da quella delle cartoline. È l’estate degli incontri che lasciano un’impronta, delle emozioni destinate a rimanere ‘sotto la pelle’, dei ricordi che non svaniscono con il cambio di stagione. Un brano che parla di destino, di fiamme gemelle, di legami che sembrano interrompersi ma che, in qualche modo, continuano a vivere dentro di noi. E ascoltando Roberta Modigliani raccontarlo, si ha la sensazione che quella canzone sia anche una metafora della sua stessa esistenza: il tentativo di dare un significato a ciò che ritorna, alle persone che attraversano la nostra vita, alle esperienze che sembrano finite ma continuano a modellarci silenziosamente. Durante la conversazione, però, emerge soprattutto un’altra Roberta Modigliani. Molto lontana dall’immagine televisiva con cui il pubblico l’ha conosciuta. È una donna che parla degli ex fidanzati come di persone alle quali è impossibile smettere di voler bene, che considera l’altruismo una forma quotidiana di felicità, che trova rifugio nel silenzio della campagna, negli alberi, nei cavalli salvati dal macello, nei cani, nella terra della sua Maremma. Racconta di abbracciare gli alberi quando ha bisogno di ritrovare equilibrio e di sentirsi compresa dagli animali più che da molti esseri umani. Non c’è alcuna ricerca dell’effetto in queste confessioni: sembrano semplicemente il modo più naturale che conosce per stare al mondo. Colpisce anche il rapporto che continua ad avere con il giudizio degli altri. Per anni ha inseguito l’idea di dover essere perfetta, di non poter sbagliare mai. Oggi prova, finalmente, a liberarsi da quel peso, pur confessando che non è ancora una battaglia completamente vinta. È la stessa donna che porta ancora con sé la “valigia” del pregiudizio nato dopo Non è la Rai: quella sensazione di essere giudicata prima ancora che qualcuno ascolti una sua canzone o guardi davvero il percorso costruito negli anni. Eppure, anziché trasformare quella ferita in risentimento, preferisce trasformarla in un invito a guardare le persone oltre la loro etichetta. Un libro non si giudica dalla copertina: è una frase semplice, ma forse contiene il senso più profondo della sua storia. Alla fine, Sotto la pelle d’estate parla certamente di amori destinati a lasciare un segno. Ma, ascoltando Roberta Modigliani, viene il dubbio che quella pelle sia anche la nostra identità: tutto ciò che ci resta addosso dopo gli incontri, i successi, gli errori, le incomprensioni e il tempo che passa. Perché, in fondo, la vera maturità non consiste nel cancellare quello che siamo stati, ma nel riuscire a convivere con ogni versione di noi stessi senza rinnegarne nessuna. Ed è proprio questa, forse, la canzone più autentica che Roberta Modigliani continua ancora oggi a interpretare.