di

Amelia Esposito

Sfidò la paura, la nuova vita della ragazza di Seminara. «C'era un boss mafioso che in strada mi diceva: io ho il potere di alzare le mani su di te»

L'avevamo incontrata in una fredda giornata autunnale, il cielo nuvoloso, il soffio del Maestrale sullo stretto di Messina. La ritroviamo con il sole che picchia, laggiù. Su quella terra che sembrava averla condannata all’infelicità eppure lei, ostinatamente, non aveva voluto lasciare. Ora, quella stessa terra prova a farsi perdonare con un regalo inaspettato: l’amore. E lei vuole raccontarlo questo amore che l’ha guarita, che l’ha salvata. Con voce e parole diverse da quelle che avevamo ascoltato otto mesi fa, quando Anna (nome di fantasia), 22 anni, una delle due «ragazze di Seminara», ci disse dello stupro di gruppo da parte dei ragazzi del paese, della vergogna, delle botte e delle minacce della ‘ndrangheta e dei suoi familiari affinché non denunciasse. Ma lei denunciò. Una scelta coraggiosa che l’ha costretta a lasciare la sua casa per trasferirsi in un altro Comune, un luogo protetto. Il freddo di quel giorno di novembre, oggi, non c’è più.

Come stai, Anna?«Ho un fidanzato — risponde prima ancora che la domanda sia finita — è un uomo che lavora su, al nord, e torna in Calabria per trovare me e i suoi affetti. Mi vizia, mi coccola, mi sfotte. Ci amiamo tanto».