Donald Trump è tornato a parlare delle elezioni del 2020. Lo ha fatto con un discorso di venticinque minuti dalla Casa Bianca, in cui ha seminato confusione e sparso disinformazione a più non posso. Il presidente americano ha accusato la Cina di aver interferito nel voto che lo vide sconfitto da Joe Biden, ha sostenuto che il sistema elettorale statunitense sia «catastroficamente» vulnerabile ai brogli e ha ordinato nuove indagini dell’Fbi e delle agenzie di intelligence. Ma i documenti desecretati dalla stessa amministrazione non confermano le accuse più gravi avanzate da Trump. E per molti osservatori il vero obiettivo del discorso è un altro: sta preparando il terreno per mettere in discussione già da ora anche la regolarità delle elezioni di midterm del prossimo autunno.
«Nessun Paese può essere grande senza elezioni giuste e oneste», ha detto Trump, sostenendo che il sistema americano sia «catastroficamente lontano» da quello standard. Il presidente ha parlato di un presunto insabbiamento da parte del cosiddetto deep state, accusando le agenzie di intelligence di aver nascosto informazioni sulle interferenze cinesi e annunciando di aver incaricato Fbi, Cia, Dipartimento di Giustizia e Direzione nazionale dell’intelligence di indagare «su come e perché queste informazioni siano state occultate».










