Isola di calore urbana (credit: pexels-sveta-k)

Immaginate una notte d’estate in una città della Pianura Padana tra sessant’anni. Mentre la campagna circostante inizia lentamente a rinfrescarsi, il centro storico rimane avvolto in una cappa di calore che non accenna a diminuire. Non è solo una sensazione: è la cosiddetta "isola di calore urbana", un fenomeno che rende le città significativamente più calde delle zone rurali limitrofe. Una ricerca, condotta dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna e pubblicata sulla rivista scientifica Urban Climate, ha analizzato in dettaglio come questo fenomeno può evolvere sotto diversi scenari climatici e socio-economici, usando Bologna come caso di studio.

Attraverso simulazioni ad altissima risoluzione (fino a 500 metri), i ricercatori e le ricercatrici hanno confrontato la situazione attuale con quella di un futuro prossimo (2033-2037) e più lontano (2082-2087) mettendo a confronto due scenari principali. Il primo è chiamato SSP245 e si tratta di un futuro in cui l’umanità adotta politiche di mitigazione, ovvero misure per ridurre le emissioni climalteranti. In questo caso, le anomalie termiche sono più moderate e “reversibili”, con la città che riesce ancora a rinfrescarsi dopo un’ondata di calore. Il secondo scenario è detto SSP585, cioè uno futuro in cui non abbiamo messo in atto nessun intervento correttivo e quindi le missioni restano elevate. Qui, le ondate di calore diventano non solo più intense, ma molto più persistenti: il surriscaldamento notturno può durare dai 4 ai 5 giorni dopo la fine dell’evento meteorologico estremo, contro i 1-2 giorni dello scenario attuale.