PINZOLO. Se Torino è casa sua, visto che ha scelto di viverci con la famiglia dopo una lunga carriera in giro per l’Italia, ora anche il Toro è tornato ad essere parte della sua vita. Alessandro Gazzi è stato uno degli eroi di San Mames, uno dei mediani più amati dai tifosi granata e un portatore sano di valori umani, ma ora sta imparando un nuovo mestiere e fa un certo effetto vederlo a bordocampo nel ritiro di Pinzolo con il ruolo di team manager. Gazzi, come è stato il ritorno al Toro?«Emozionante, anche perché al Filadelfia non mi ero mai allenato. Sono estremamente grato a chi mi ha voluto qui e l’impatto è stato molto famigliare. Ho avuto 2-3 giorni di grande riflessione perché avevo intrapreso la strada dell’allenatore, poi ho pensato che fosse una sfida importante nella quale impegnarsi. Mi metto a servizio degli altri». Da centrocampista era già a servizio degli altri…«Anche qui devi essere bravo a dare una mano a chi può avere bisogno di un sostegno, mantenendo sempre l’equilibrio».
Come l’ha convinta il ds Petrachi a diventare team manager?«Il modo in cui me l’ha chiesto. La voglia e la convinzione nelle sue parole mi hanno fatto accendere qualcosa dentro, che mi hanno fatto deviare dalle mie idee. Così ho accettato perché Torino è casa per me e poi sono curioso: quando giochi a calcio vedi in un certo modo, quando alleni in un altro ancora e ora avrò una struttura mentale ancora più flessibile rispetto a prima». Lei ha giocato in granata dal 2012 al 2016, gli anni più belli dell’era Cairo. Si può ricostruire quello spirito?«Vivendo a Torino percepisco lo scetticismo generale, ma io credo che ci sia sempre tempo e spazio per recuperare giocando con coraggio e avendo una sana ambizione per quelli che sono i valori del Toro. Servono pazienza ed equilibrio, insieme alla passione per il lavoro». Abate può costruire un Toro che sia di nuovo come il suo Toro?«Ha convinzione, carisma e passione. Percepisci fin da subito che ha voglia di costruire qualcosa d’importante: è cresciuto anno dopo anno e conosce già la piazza. Sono convinto che lui, insieme al lavoro di tutti, darà una grossa mano per dare identità e valori».








