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Andrea Tarozzi, 52 anni: ha giocato con il Bologna dal 1991 al 1997, dalla C1 alla A

VALLES (Bolzano) "E’ da un mese che c’ho il sorriso". Nel calcio dei procuratori e dei bonus, dei contratti che valgono fino alle otto di sera, ecco, in questo calcio qui, la felicità pura di Andrea Tarozzi per essere tornato nel suo Bologna è qualcosa che va protetto. Come le specie rare. "Quando mi è arrivata la telefonata, è stata un’esplosione di emozioni, una cosa improvvisa che mi ha travolto", racconta nella sala stampa di Valles il nuovo vice allenatore rossoblù. E gli brillano ancora gli occhi, come se il telefono avesse appena squillato. "Tutto è nato da una chiamata di Fenucci, Sartori e Di Vaio: mi hanno detto che avrebbero preso un allenatore dall’estero - Tedesco, appunto - e avevano bisogno di un vice perché il suo non poteva seguirlo". Ma lui avrebbe dovuto seguire Stefano Pioli, con cui la scorsa stagione è nato un legame forte, avendogli fatto da vice nella sfortunata avventura alla Fiorentina. "L’ho chiamato subito, gli ho detto che ero scombussolato da quella proposta: lui, da gran signore qual è, ha risposto che capiva benissimo e che dovevo accettare quell’opportunità fantastica". E lì si è riaperto il cassetto dei sogni, per questo ragazzo di 52 anni, l’eterno ‘Tarozzino’ di Ulivieri: "Renzo mi chiama ancora così. E anche qui a Valles tutti mi ci chiamano: e se qualcuno dice Tarozzi, viene corretto". Dal 1991 al 1997 in rossoblù, 142 presenze tra A, B e C. "Andai via io e arrivò Baggio, non andò male dai (ride, ndr). Ritrovo tante cose uguali: un bellissimo ambiente, dirigenti d’altissimo livello. Per me che sono di Bologna, ci ho giocato e ho sempre tifato Bologna, tornare è un sogno". Ed è tornato a vivere nella sua Sasso Marconi: "E’ come quando giocavo: ci metto un’ora per andare da casa al paese, mi fermano tutti per parlare del Bologna". E chiaramente per chiedergli com’è questo Domenico Tedesco. "Il rapporto col mister è stato da subito fantastico, al primo incontro in video addirittura, si è creata un’empatia incredibile: a me è piaciuto tantissimo come allenatore e come persona. E’ molto autorevole in campo, ma sa esserlo con i modi giusti. E’ nato un grande feeling: rivediamo gli allenamenti e le partite insieme, ci confrontiamo su tutto. Mi ha chiesto in particolare di dare un occhio alla difesa, a lui piace tantissimo la fase di possesso, cura tutti i minimi dettagli. Sono contentissimo di questo legame, spero lo sia anche lui". Dalle emozioni al campo: "Penso che Domenico sia l’evoluzione di un percorso iniziato con Thiago e Italiano. Tanti principi sono uguali - la riaggressione, il dominio del gioco - e con lui la squadra può fare uno step in più. Certo, servirà tempo per assimilare le novità, ma la base è buona: capita che alcune cose che vorremmo proporre, i giocatori le fanno già. La squadra è ottima, può essere un’annata importante". La speranza è di ricreare la magia del Dall’Ara degli ultimi anni: "Sono venuto spesso allo stadio, era un’emozione incredibile. Vogliamo far divertire i bolognesi". In un Bologna che vive una mezza rivoluzione, lui è la bussola del sentimento rossoblù. Chi ritrova un Tarozzino, ritrova un tesoro. Gianmarco Marchini