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Carlos Passerini, inviato a New York
La scoperta dell'autismo del suo Mateo gli ha cambiato la vita. E ora sogna il Mondiale: «Se vinco il Mondiale, mi tatuo il volto di De La Fuente»
I riccioli al vento, la sofferenza nel cuore. Marc Cucurella non è uno che passa inosservato. Per il gioco a tutto campo che ne fa uno dei terzini di spinta più moderni e talentuosi al mondo, tanto che il Real Madrid ha speso 60 milioni per comprarlo dal Chelsea pur di accontentare Mourinho, ma anche per l’iconica zazzera che con gli anni è diventata il suo tratto distintivo, ben oltre il look. «Se la tagliassi, perderei la mia essenza» risponde ogni volta che glielo chiedono.
Amato, odiato, elogiato, fischiato: Cucu, come lo chiamano compagni e tifosi, divide per il suo modo di giocare generoso e sfacciato. Una cosa è certa: è la furia rossa della fascia sinistra. Ha garra. Fa tutto: difende, attacca, imposta, segna. Nella semifinale contro la Francia di martedì scorso a Dallas, una scena è passata inosservata: a un certo punto Olise, esasperato, lo prende per i capelli. Come un torero nei guai che prova ad aggrapparsi alle corna del toro: se succede, significa che sei già spacciato. Il pueblo lo adora: la scena nello stadio texano è stata accompagnata con un boato da arena, che ha dato il via alla fiesta per la conquista della finale che sta coinvolgendo tutta la Spagna, incluso il re Felipe, grande estimatore del terzino nato nel 1998 fra i vigneti di Alella, il paesino in Catalogna dove torna ogni volta che può per tirare due calci al pallone nel campetto a cinque dove iniziò a giocare da bambino, prima di passare all’Espanyol e poi al Barcellona.














