Forte, fortissimo in campo. Un terzino sinistro di spinta, che va avanti per accompagnare la manovra offensiva. È Marc Cucurella, 28 anni compiuti il 22 luglio, il catalano di Alella che si sente molto più spagnolo di certi catalani. Campione europeo nel 2024, fresco di titolo mondiale in America. Il Real Madrid l’ha appena ingaggiato, dopo le fortunate stagioni in Inghilterra: prima un anno al Brighton, nel 2021, poi quattro al Chelsea. Nel Paese iberico lo amano. Perché il primogenito di Marc, che si chiama Mateo, è autistico. E lui, il campionissimo super pagato, i riccioli più famosi di quel mondo dorato che è il pallone, si scioglie in lacrime quando parla della malattia di suo figlio. «Penso che sia importante farlo – dice a ogni intervista riferendosi al tentativo di normalizzare questo disturbo dello sviluppo neurologico –: riceviamo messaggi molto positivi, è importante dare supporto alle altre famiglie».

L’autismo diagnosticato a Mateo Cucurella è di livello 1. Il più lieve. Ma il bambino non parla. «Tutto il mondo – racconta ancora il terzino spagnolo – pensa che la vita di un calciatore sia perfetta. Invece abbiamo quotidianità normali e gli stessi problemi degli altri». Cucurella piange «ogni notte per suo figlio: quello che più di tutto mi fa soffrire, è non poterlo aiutare». In Spagna giornali e blog non fanno che parlare di lui. Per l’impresa sportiva e per il dolore che questo giovane padre non nasconde.