Niente da fare, il prezzo del latte rimane inchiodato ai 51 centesimi dell’intesa di aprile. Il burrascoso tavolo regionale di ieri pomeriggio non ha partorito l’aumento sperato ma anzi ha accentuato la contrapposizione tra le parti. Il nodo è semplice: i grandi trasformatori murgiani, rappresentati nel confronto da Confindustria, non intendono superare la soglia di costo già prevista, facendo leva sull’abbondanza di produzione a Nord a prezzi più bassi (al momento 48 centesimi al litro). Convenzionalmente, infatti, il latte pugliese ha una qualità molto alta ma costi di produzione maggiori rispetto a quelli sostenuti dagli allevatori settentrionali. Dunque la soglia viene regolarmente aggiornata a rialzo anche alla luce dei problemi indotti dall’aumento di carburanti e materiali.

Per la seconda volta, però, il «cartello» dei big ha fatto muro. L’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, ha affrontato l’incontro dati alla mano, evidenziando come l’aumento di un centesimo avrebbe comportato per gli interessati - che hanno acquistato il 47% del totale prodotto - un esborso di 143mila euro. Numeri molto bassi, considerando che invece i «piccoli» acquirenti, che fanno riferimento alle realtà artigianali, rappresentate da Cna e Confartigianato, pagano il latte anche 71 centesimi al litro. Venti in più dei grandi. Un paradosso che - oltre a portare, come giusto, allo sviluppo di accordi premiali con chi paga di più - moltiplica la delusione dell’Assessorato: «Se i grandi trasformatori ritengono di poter acquistare il latte da fuori, cioè quello che arriva qui in botti a rischio di deteriorarsi - incalza Paolicelli-, allora dobbiamo desumere che non ritengano la qualità pugliese necessaria per i loro prodotti. Ma è davvero così? Sono davvero pronti a togliere le indicazione di provenienza della materia prima?». Da cui l’appello ai consorzi della mozzarella Dop e della burrata Igp a non lasciar morire una filiera, perché questo è il rischio, con la contraddizione - di certo non apprezzata dai consumatori - di dover poi commercializzare un prodotto tipicamente pugliese realizzato con il latte lombardo o emiliano.