Mentre Giorgia Meloni, lunedì 13 luglio, attorniata dai ministri Piantedosi e Nordio e dalla presidente dell’Antimafia Colosimo, a Palermo in occasione della presentazione al pubblico di quel che resta della Croma bianca blindata sulla quale persero la vita Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, evocava un maggior impegno dell’esercito a tutela della sicurezza nei quartieri periferici della Città, le Forze Armate italiane, unitariamente e per la prima volta nella storia, avevano già deciso di protestare pubblicamente contro il governo. Un corto circuito inaudito e perfetto, che con ogni probabilità il governo farà di tutto per eclissare attraverso la consueta compiacenza mass mediatica, che ultimamente pare estendersi ben al di là della pur già ragguardevole ampiezza di “tele-Meloni”.

L’effetto di questo corto circuito sarà reso tanto più dirompente dalla scelta della data operata dalle rappresentanza della Forze Armate: il 18 di luglio cioè la vigilia dell’anniversario della strage di Via D’Amelio, dove morirono Paolo Borsellino e gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina.

La strage di Via D’Amelio e la figura di Paolo Borsellino sono al centro della mito-poietica della destra meloniana, così attenta a mondare l’evoluzione politica che ha portato i reduci, impuniti ed mai pentiti della Repubblica di Salò, attraverso il Movimento Sociale Italiano ed Alleanza Nazionale, a diventare con Fratelli d’Italia la forza egemone del governo più longevo della storia repubblicana. Una evoluzione che ha incrociato in momenti e modi diversi le tragiche esperienze della eversione neo fascista, da Ordine Nuovo ai Nuclei Armati Rivoluzionari, con sincopi mai del tutto chiarite come la risalente amicizia tra Pierluigi Concutelli (ex Ordine Nuovo, condanno per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio) e Guido Lo Porto (colonna del MSI e poi di AN in Sicilia, a lungo parlamentare, amico di infanzia di Paolo Borsellino), la “personalità cristallina” di cui il 3 luglio a Palermo parlavano i militanti di Gioventù Nazionale, impegnati ad attaccare (guarda un po’!) la “pista nera” per le stragi di mafia, definendola sprezzantemente “Depistaggio rosso” oppure l’abbraccio scintillante tra Luigi Ciavardini (ex Nar, condannato per gli omicidi del giudice Mario Amato, dell’agente Francesco Evangelista e per la strage di Bologna) e Chiara Colosimo (che con analogo imbarazzo ha cercato di spiegare la sua foto garrula con statuetta del Duce), fino alle sue più recenti evoluzioni targate CasaPound (qualcuno ha notizie dello sgombero della sede romana occupata da trent’anni, sul quale si era impegnato Piantedosi?).