Giorgio De Chirico, uno dei principali esponenti della corrente artistica della pittura metafisicaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciGiorgio De Chirico era giunto a Firenze, sulle ali di una fama riconosciuta, ma in un momento di crisi economica che aveva messo a repentaglio il suo mercato americano. Mario Bellini, mercante e gallerista, organizzò nel 1932 una mostra a Palazzo Spini Feroni, oggi sede di Ferragamo. A quanto sembra fu lui a proporlo al Maggio Musicale Fiorentino che stava iniziando per le scene e i costumi de “I puritani“ di Vincenzo Bellini, che da subito fu segnalato come uno dei titoli più rilevanti della prima edizione del festival.

Lo spettacolo andò in scena il 25 maggio 1933 e venne anticipato il giorno prima da un articolo di Andrea Della Corte su La Nazione, che spiegava il lavoro belliniano, lodava gli interpreti principali (Mercedes Capsir e Giacomo Lauri Volpi).

La recensione, il giorno dopo, era divisa tra Arnaldo Bonaventura e l’esoterico Aniceto Del Massa, critico d’arte. Egli recensiva con molta freddezza il lavoro dechirichiano, che era stato accolto da chiari dissensi in teatro: "il pittore che non è improvvisato scenografo, avendo già lavorato per il teatro, è rimasto però in tutto pittore; è la vecchia scena dipinta che De Chirico ha preso per modello, sfruttandone con troppo facile ironia mezzi e accorgimenti". Il tono dell’articolo era sempre più critico, fino al finale che riassumeva: "scene e costumi disgraziati, perché oltre a non creare ambiente e clima consono all’azione, si sentono frutto non sapremmo dire se di leggerezza o faciloneria nell’esecuzione". L’articolo ebbe una rivista ufficiale di Carlo Delcroix, figura importante del regime e tra i fondatori del Maggio Musicale Fiorentino, insieme a Alessandro Pavolini. Questa pagina suscitò una larga polemica. Da qui partì una diatriba leggendaria, pro e contro la visione dechirichiana, creatrice di meravigliose immagini, che trovò sostegno sulla rivista “L’Universale” che dava voce all’ala movimentista del Fascismo: in stile futurista la rivista dichiarava: "gli scenari di De Chirico sono molto belli e perché sono stati un opportuno e igienico cazzotto negli occhi del pubblico fiorentino".