Il primo, oltre vent’anni fa, fu Sperlonga nel Lazio. A cui si affiancarono, in Umbria, Paciano e Castiglione del Lago. L’ultimo a entrare nella nuova guida de I Borghi più belli d’Italia, appena presentata a Roma, è ancora nello scenario laziale: Capranica Prenestina, un paese di montagna avvolto nel silenzio di boschi di castagno a 50 chilometri da Roma.
Accanto a tanti altri gioielli italiani, new entry 2026, che brillano dal Friuli Venezia Giulia con Spilimbergo (Pordenone) con la sua Scuola Mosaicisti, l’unica al mondo che insegna le tecniche musive, e Cividale del Friuli (Udine), Patrimonio Unesco per la ricchezza del suo passato longobardo, fino alla Calabria che vede entrare quest’anno fra i borghi più belli d’Italia Trebisacce e San Nicola Arcella (Cosenza). In mezzo un’affascinante storia di quasi un quarto di secolo con pagine sempre nuove, fatta di passione, scoperte e attenzione verso i piccoli centri del Belpaese e di un team che dal 2002 ha voluto dare vita all’associazione “I Borghi più belli d’Italia”, per tutelarli come luoghi unici per il loro patrimonio artistico, storico, culturale e paesaggistico.
La prima volta nel 2003
Pubblicando dall’anno dopo, nel 2003, la prima edizione della guida con (soli) 53 borghi. Oggi in quelle pagine riempite di bellezza (XVII edizione) ce ne sono ben 382 a conferma di come sia cambiato lo sguardo del Paese, in questi anni, sul concetto di “borgo” una parola entrata stabilmente nel vocabolario dell’identità italiana che prima era riduttiva oggi è evocativa: non indica solo un piccolo centro storico o una destinazione turistica. Indica un modo di abitare, di produrre bellezza, di custodire memoria e di immaginare futuro. I primi 3 sono ancora dentro, ma capita anche che qualcuno venga fatto uscire, come quest’anno per Foglia, frazione di Magliano Sabina nel Lazio, perché non rispettava più i parametri richiesti dall’associazione per le certificazioni, come richiesti dalla Carta di qualità: il comune, per esempio, non deve superare i 15mila abitanti, deve avere almeno il 70% degli edifici storico (anteriore al 1939), accanto a parametri legati a pulizia, decoro, qualità degli accessi e della manutenzione. E molto ancora valutato da verifiche periodiche.










