Per la seconda estate consecutiva migliaia di ucraini sono tornati in piazza nel pieno della resistenza dall’invasione russa. Dodici mesi fa protestavano contro una legge che limitava l’indipendenza delle Agenzie anticorruzione, costringendo Volodymyr Zelensky a fare marcia indietro. Stavolta protestano per difendere il ministro Mykhailo Fedorov, appena rimosso dall’incarico, nell’ambito di un più vasto rimpasto di governo. È diventata subito una delle più grandi contestazioni pubbliche dall’inizio dell’invasione, e va oltre la società civile. Perché non è la prima volta che Zelensky rimuove un ministro, ma nessuna rimozione era stata così impopolare.
Nelle stesse ore in cui ucraini e ucraine si radunavano davanti all’Ufficio del Presidente, Pavlo Yelizarov, vicecomandante dell’Aeronautica ucraina e uno dei protagonisti dello sviluppo della guerra con i droni, annunciava le proprie dimissioni, definendo la rimozione di Fedorov «un grande male» per la difesa del Paese. Anche Serhii “Flash” Beskrestnov, altro consulente di Fedorov e tra i massimi esperti ucraini di guerra elettronica, ha annunciato la fine della propria collaborazione con il ministero. «È stato un onore far parte della squadra di Fedorov», ha scritto. «Avevamo tanti progetti e tante idee per il futuro. Qualcun altro dovrà portarli avanti. La guerra continua». La testata giornalistica United24, molto legata al ministero della Difesa, è in sciopero da quando è stata data la notizia.










