«Ctrl+Z»: il comando che si dà al computer per cancellare l’azione precedente è diventato uno degli slogan più popolari della protesta esplosa ieri nelle piazze delle città ucraine. Il nuovo governo voluto da Volodymyr Zelensky è stato approvato ieri dalla Rada con una convinta maggioranza. Ma nell’esecutivo di tecnici di Serhiy Koretsky resta vacante la poltrona del ministro della Difesa, dopo il clamoroso licenziamento del popolarissimo Mykhailo Fedorov. Una mossa che ha spinto in piazza a Kyiv e a Leopoli migliaia di persone, con cartelli improvvisati dalle scatole di cartone, su cui scrivere con pennarelli slogan contro la decisione del presidente. Che si ritrova all’improvviso in una crisi senza precedenti: non solo ha suscitato lo scontento degli ucraini, ma deve gestire la sfiducia verso i militari, in un Paese in guerra. La decisione di silurare Fedorov è arrivata abbastanza a sorpresa: il 35enne ministro, il più giovane della storia oltre che il più longevo nella presidenza Zelensky – è entrato già nel suo primo esecutivo, nel 2019, a soli 28 anni – era stato osannato anche dalle testate internazionali come il principale artefice dei successi militari ucraini. Dopo aver creato l’efficientissima amministrazione elettronica ucraina come ministro della Digitalizzazione, aveva portato alla Difesa i suoi metodi da manager moderno, i suoi contatti con i big della Silicon Valley – è stato lui a convincere Elon Musk a spegnere gli Starlink dell’esercito russo – e una rivoluzione tecnologica che ha ribaltato il corso della guerra. Non è stato l’unico autore di questa trasformazione, iniziata molto prima del suo arrivo alla Difesa, appena sei mesi fa, ma grazie anche alla sua abilità mediatica gli ucraini hanno associato Fedorov al successo, e a una modernizzazione vincente che faceva dimenticare il sangue e il fango delle trincee del Donbas: «In guerra devono morire i droni, non gli umani», recitava uno dei cartelli in piazza a Kyiv.