HomeArezzoCronacaDipendente assente per cure salvavita, l’Asl perde la causaLa sentenza del Tribunale ha dato ragione a un assistente amministrativo. L’avvocato Zampagni: “Prendiamo atto con soddisfazione quanto riconosciuto”La sentenza del Tribunale ha dato ragione a un assistente amministrativoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciCortona (Arezzo), 17 luglio 2026 – “Prendiamo atto con soddisfazione che la sentenza, sulla scorta delle risultanze medico legali della consulenza tecnica d’ufficio espletata nel giudizi, ha riconosciuto la natura salvavita dei trattamenti a cui il paziente si è sottoposto, con tutte le conseguenze che ne derivano, anche sul piano del trattamento retributivo, che non doveva essere ridotto”. Sono le parole con cui l’avvocato Gabriele Zampagni commenta la sentenza del Tribunale di Arezzo che ha dato ragione al suo assistito, un assistente amministrativo cortonese di 56 anni, e ha condannato l’Azienda Usl Toscana Sud Est a restituirgli l’intero stipendio che gli era stato tagliato in busta paga.
Il caso riguarda le assenze dal lavoro dell’uomo, un dipendente paraplegico costretto in carrozzina, che tra il giugno 2024 e l’ottobre 2025 ha dovuto sottoporsi a una serie di cure, fino all’ultimo intervento chirurgico nel luglio 2025, seguito da una ricaduta e da un nuovo ricovero a settembre. Per il giudice del lavoro Giorgio Rispoli quelle assenze erano legate a interventi salvavita e, di conseguenza, lo stipendio non poteva essere decurtato. Il lavoratore era stato assunto nel 2005 con un contratto a tempo pieno e indeterminato grazie alla legge 68 del 1999, che tutela l’inserimento al lavoro delle persone con disabilità. È affetto da paraplegia con invalidità grave riconosciuta dalla legge 104 e una capacità di lavoro ridotta al minimo. Dal giugno 2024 le sue condizioni sono peggiorate a causa di una malattia legata alla disabilità: sono arrivati interventi chirurgici, ricoveri e lunghi periodi di terapia, durante i quali i medici gli hanno imposto di non restare mai in carrozzina per favorire la guarigione. Nonostante i certificati medici presentati, l’Azienda sanitaria aveva applicato i tagli previsti dal contratto, riducendo lo stipendio prima al 90% e poi al 50%. Sosteneva infatti che nessuna struttura pubblica avesse certificato malattie gravi tali da richiedere cure salvavita e che il lavoratore non avesse nemmeno avviato la procedura per ottenere quel riconoscimento.






