CommentiSegui Domani su Google16 luglio 2026 • 21:23Ogni generazione ha il suo battesimo politico, e di solito lo racconta con un certo orgoglio: chi ha votato per il divorzio nel 1974, chi ha difeso la 194, chi ha visto chiudere i manicomi con la legge Basaglia, chi ancora prima aveva battagliato e poi gioito per il referendum tra monarchia e Repubblica. Noi nati a metà anni Settanta, ci siamo ritrovati a subire quella che venne spacciata per una rivoluzione della politica e che invece ancora oggi somiglia a quello che è: una diatriba per il potChristian RaimoScrittore e traduttore. Ha collaborato con diverse riviste letterarie (Liberatura, Elliot-narrazioni, Accattone, Il maleppeggio), quotidiani (il manifesto, Liberazione (quotidiano)) e con la casa editrice romana Minimum fax. Con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2001, la sua raccolta di racconti di esordio, Latte. Il suo primo romanzo, Il peso della grazia, è uscito nel 2012 per Einaudi.
La minima illusione della “generazione Mariotto Segni”
Ogni generazione ha il suo battesimo politico, e di solito lo racconta con un certo orgoglio. Io compivo sedici anni esatti il 9 giugno del 1991, il giorno in cui l’Italia andò a votare per abolire la preferenza plurima nelle elezioni della Camera. Cosa c’era in quel voto? Il populismo in nuce? O forse almeno anche una minima illusione, il desiderio di riappropriarsi delle istituzioni, un civismo all’altezza di un pianeta sempre più interconnesso?







