A un quarto d’ora dalla fine di Argentina-Inghilterra, con i Tre Leoni in vantaggio 1-0, ma già sballottati dalla furia della “garra” sudamericana, Thomas Tuchel veniva glorificato dai telecronisti made in England e collocato nella sala degli eroi, in compagnia di Alf Ramsey – il ct del titolo dei Tre Leoni nell’ormai lontano 1966 – e del vecchio Churchill. Il perfido Winston, con il sigaro fumante, per qualche minuto è stato un po’ indignato di ritrovarsi accanto un signore tedesco, dopo i sei anni di bombe della Seconda Guerra Mondiale. La sassata di Enzo Fernandez – centro al quinto tentativo, in piena libertà, un allenatore del bistrattato calcio anni Settanta gli avrebbe trovato le contromisure alla seconda botta – e il colpo di cabeza di Lautaro Martinez, tra le statue di sale della difesa inglese, hanno fatto calare il silenzio. Settanta milioni di inglesi sono ammutoliti: ventiquattro milioni, poco più di un terzo, avevano sofferto di fronte alla televisione. Champagne, prosecco, vino bianco – il preferito da quelle parti – e birre, acquistate a mani basse per festeggiare il ritorno in una finale mondiale dopo 60 anni, sono rimaste nei frigoriferi. Londra una città sospesa: non volava una mosca, neppure a Piccadilly.