L'Inghilterra si risveglia divisa: più ancora della sconfitta in semifinale contro l'Argentina, a spaccare tifosi, opinionisti ed ex campioni è il futuro di Thomas Tuchel. L'uomo chiamato a riportare 'a casa' il Mondiale, scelto per spezzare un digiuno che dura dal 1966, è sotto processo. Per alcuni resta l'allenatore giusto da confermare fino a Euro 2028, avendo comunque riportato i Tre Leoni tra le prime quattro del mondo. Per altri la gestione della partita di Atlanta prova del suo fallimento. A finire sotto accusa è soprattutto l'approccio tattico adottato dopo l'1-0 firmato da Gordon a inizio ripresa. L'Inghilterra ha di fatto rinunciato a giocare, abbassando il baricentro e lasciando il pallino all'Argentina. Una scelta giudicata da molti eccessivamente prudente, se non addirittura "vergognosa", che ha finito per favorire la rivale. Tra i giudizi più severi c'è quello dell'ex Pallone d'Oro Michael Owen, che ha liquidato il piano partita di Tuchel come degno di una "squadra da pub". Sulla stessa linea Wayne Rooney, secondo cui il ct "non ha cambiato nulla quando l'Argentina ha iniziato a prendere il controllo della gara. I grandi allenatori - ha osservato l'ex capitano del Manchester United - non aspettano passivamente che la partita gli sfugga di mano". Le critiche non riguardano solo i cambi, considerati troppo difensive ma anche l'assenza di accorgimenti per limitare Lionel Messi, libero di abbassarsi tra le linee e ispirare la rimonta. Una lettura tattica ritenuta ingenua e che trova conferma anche nei numeri: dal gol di Gordon al 10' st fino alla rete del 2-1 di Lautaro Martinez al 47', l'Inghilterra ha avuto appena il 12% del possesso palla, dato evidenziato da tutti i principali quotidiani come simbolo di una squadra incapace di gestire il vantaggio.