WASHINGTON. Se fosse a Londra, Thomas Tuchel oggi uscirebbe di casa, inforcherebbe una bicicletta Lime di quelle in sharing e andrebbe al suo pub preferito. Forse a guardare sui maxi schermi una partita di calcio. Ne è invaghito, persino di più da quando, appena 24enne, un infortunio spezzò la carriera e indirizzò la sua vita alla panchina. Dell’Inghilterra è un condottiero normale, non c’è nelle sue dichiarazioni e nei suoi atteggiamenti quella retorica di molti suoi predecessori, che sulla panchina dei Leoni vedevano lo Zenith della carriera. Per lui «è solo un lavoro, da fare al meglio». Nessuno snobismo, ma una concretezza, un senso del terreno che dopo la partenza sprint, 4-2 alla Croazia, fa sognare agli inglesi la seconda stella 60 anni dopo da Inghilterra ’66, unico Mondiale vinto e in casa. Ci voleva un tedesco per esaltare gli inglesi? A Liverpool lo trovarono e ancora lo venerano, Mr. Klopp, al Chelsea Tuchel l’hanno avuto e li ha riportati sul tetto d’Europa. Gary Lineker, eroe di Messico ’86 e di Italia ’90, raffinato commentatore delle tv inglesi, riassunse lo strapotere tedesco e le bizzarrie inglesi in un celebre detto: «Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e alla fine la Germania vince». Non serve farsi domande sull’identità. Chi siamo noi inglesi? Com’è la nostra scuola calcio? Questo non è Tuchel, lui è quello che dalle parti del Tamigi chiamano «footballholic», malato di calcio, ossessionato dal calcio, incapace di distrarsi dal calcio. Calcio, non filosofia, non politica. Ai ct inglesi si chiedeva un ruolo, una parte nella società. Il predecessore Southgate discettava di politica e di società, Tuchel si tiene lontano da qualsiasi cosa possa influenzare il campo e l’unico obiettivo: la vittoria. Per quello lavora, per quella vive. Pressing alto, fraseggio nello stretto, compattezza difensiva e moduli che mutano nel corso della partita, il riassunto del suo credo. Harry Kane, due gol all’esordio e un salvataggio a corpo morto su tiro a botta sicura da pochi metri che ha esaltato la stampa britannica più delle reti, ha raccontato del Tuchel il dietro le quinte, meglio dentro lo spogliatoio fra il primo e il secondo tempo. «Toglietevi di dosso ogni freno, state tranquilli e andate. Qual è la cosa peggiore che può accadere? Mostriamo al mondo chi possiamo essere», le parole di Tuchel nella versione Kane. Innescata la miccia, la nazionale dei Leoni è partita a mille nella ripresa. Rashford e Bellingham hanno strappato. Fra le grandi – favorite o almeno aspiranti tali – l’Inghilterra insieme all’Argentina è quella che ha più impressionato nella partita d’esordio. The Athletic, che ha costruito un algoritmo per prevedere partita dopo partita le chance di qualificazione al turno successivo, ha già archiviato la pratica per l’Inghilterra: 99% di possibilità di andare avanti. Certo che parafrasando Lineker, se a vincere il 19 luglio anziché la Germania fosse un tedesco, gli inglesi non sarebbero certo delusi.
Tuchel e l’Inghilterra alla tedesca: “Toglietevi di dosso ogni freno”
Il ct discusso sta trasformando i Leoni. E Kane svela il discorso nell’intervallo contro la Croazia













