L'insoddisfazione di Thomas Tuchel per la partita con la Norvegia - con conseguente risposta stizzita di Jude Bellingham - fa ancora rumore all'esterno, ma dentro il gruppo c'è già stato modo di andare oltre: troppo importante una semifinale mondiale, tanto più contro una rivale storica come l'Argentina, per restare impantanati nei rancori e nelle incomprensioni. Per il ct pesava la frustrazione di vedere la propria creatura giocare lontana dai propri livelli ("Siamo stati fortunati, ci siamo complicati la vita: siamo stati imprecisi, abbiamo commesso molti errori e non siamo stati abbastanza rapidi e metodici", aveva detto), per il centrocampista salvatore della patria nel match una fatica che sembrava non essergli riconosciuta ("Forse non sa cosa significa affrontare una squadra come la Norvegia", le sue parole per respingere al mittente le accuse).
Gli allenamenti a porte chiuse sono ripresi, per volontà di Tuchel, a ritmi blandi data l'intensità delle partite messe alle spalle, che ha reso "indolenziti e affaticati" i suoi giocatori. Sicuramente, però, il tecnico tedesco li avrà fatti passare dalla sala video per mostrare loro cosa non era andato: usate poco e male le triangolazioni sulle fasce, dove la sua Inghilterra vuole creare superiorità numerica, troppo frettolosi i cambi di gioco e i lanci lunghi, a scapito di un fraseggio su cui vorrebbe insistere di più (ma "non si vince ogni partita facendo girare la palla e con mille passaggi, a volte devi vincere sporco", aveva detto Bellingham).













