La Norvegia ha Haaland; l'Inghilterra ha Kane, Bellingham e lo scalpo dell'Azteca. La vittoria contro i padroni di casa del Messico, in inferiorità numerica, davanti a uno stadio indiavolato, sulla stessa erba che vide Maradona segnare i due gol forse più famosi del '900 ai calciatori di sua Maestà nel 1986, ha scatenato l'entusiasmo dei Tre Leoni. C'è un prima e un dopo l'ottavo di finale contro il Messico, nel modo in cui gli inventori del calcio, che da 60 anni attendono di poter alzare un trofeo, vivono questo Mondiale.

Inghilterra, un tedesco al comando. La ricetta di Tuchel

Prima c'è l'estrema prudenza di chi vedeva una squadra sull'ottovolante: la bella vittoria per 4-2 con la Croazia, poi lo 0-0 col Ghana e il sofferto 2-0 contro Panama, quindi un sedicesimo di finale da panico con la Repubblica democratica del Congo capace di accarezzare l'impresa fino alla doppietta salvifica di Kane. Dopo c'è la notte magica dell'Azteca, passata in bianco dall'intero Paese: ora gli inglesi sognano che quel "It's coming home", colonna sonora di qualunque torneo internazionale, sia qualcosa in più di un auspicio. E, al diavolo la scaramanzia, i quotidiani inglesi riportano come il premier dimissionario Keir Starmer stia già pensando di proclamare un giorno di festa, nel caso di vittoria del Mondiale. "Non vorrei portare sfortuna, ma chiedetemelo di nuovo se arriviamo in finale", si è schermito. La data cerchiata sul calendario sarebbe il 24 luglio.