Il processo di scrittura laser utilizzato per ottenere il grafene tridimensionale (Laser-Induced Graphene), cuore della tecnologia sviluppata nel progetto SUPRALIG

"L'energia più sostenibile è quella che riusciamo a immagazzinare meglio", afferma il professor Andrea Lamberti del Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT che a giugno ha ottenuto un finanziamento ERC Proof of Concept per il progetto SUPRALIG – Sustainable and Ultra-PeRforming supercApacitors with 3D Laser-Induced Graphene.Perché la transizione energetica non dipende solo da come produciamo energia, ma anche da come la accumuliamo. SUPRALIG punta, infatti, a sviluppare una nuova generazione di collettori di corrente in grafene indotto da laser (Laser-Induced Graphene, LIG), destinati a sostituire le tradizionali componenti metalliche impiegate in batterie e supercondensatori, rendendo i sistemi di accumulo più leggeri, efficienti e sostenibili.Per comprenderne l'importanza, bisogna fare un passo indietro: cosa sono i collettori di corrente? Invisibili ma essenziali, rappresentano le "autostrade" attraverso cui l'energia elettrica si muove all'interno dei sistemi di accumulo: collegano i materiali attivi al resto del dispositivo e permettono il trasporto delle cariche elettriche. Oggi sono realizzati prevalentemente in sottili lamine di rame o alluminio che possono rappresentare fino al 20-30% del costo complessivo di una batteria, oltre a incidere in modo significativo sul peso e sull'impatto ambientale del dispositivo. "Rendere più sostenibili questi componenti significa intervenire su uno degli elementi chiave dei sistemi di accumulo dell'energia", sottolinea il professor Lamberti.È qui che entra in gioco il grafene indotto da laser. Il materiale viene ottenuto attraverso l'azione di un fascio laser che trasforma la superficie di materiali polimerici in una rete tridimensionale di carbonio altamente porosa e conduttiva. "Il laser 'scrive' direttamente sulla superficie del materiale polimerico, che può essere anche derivato da biomasse o da materiali di recupero, trasformandola in una spugna di grafene 3D", spiega Lamberti, dimostrando come innovazione tecnologica ed economia circolare possano procedere di pari passo.