L’annuncio di Giorgia Meloni è durato lo spazio di una seduta parlamentare. Dopo la bocciatura dell’emendamento Bignami, la presidente del Consiglio ha rivendicato il tentativo di reintrodurre le preferenze dopo trent’anni di liste bloccate, attribuendo al voto segreto la responsabilità dello stop. Una ricostruzione che, però, il Movimento 5 Stelle respinge punto per punto, sostenendo che dietro quella bandiera sventolata dalla maggioranza si nascondesse un meccanismo ben diverso.A spiegarlo è la vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, che ricorda come l’occasione per reintrodurre davvero il voto di preferenza fosse già sul tavolo dell’Aula.“Se avessero voluto davvero introdurre le preferenze, avrebbero potuto votare il nostro emendamento, a prima firma Ricciardi. Prevedeva le vere preferenze, senza capilista bloccati, con l’alternanza di genere e con la possibilità per l’elettore di scrivere nome e cognome del candidato sulla scheda. Questo significa restituire realmente la scelta ai cittadini“.Per il M5S, dunque, la differenza tra i due testi non era un dettaglio tecnico ma il cuore della riforma. Da una parte un sistema che avrebbe restituito agli elettori il potere di scegliere i propri rappresentanti, dall’altra un modello che, secondo Baldino, avrebbe lasciato intatto il controllo delle segreterie di partito.