Martedì pomeriggio Giorgia Meloni ha subìto la sua più rilevante sconfitta parlamentare da quando è presidente del Consiglio: un emendamento proposto e fortemente voluto dal suo partito, Fratelli d’Italia, e su cui il governo si era esplicitamente dichiarato favorevole, è stato bocciato dall’aula della Camera col contributo decisivo dei partiti della maggioranza di governo. Riguardava una riforma che per Meloni è prioritaria: quella della legge elettorale. Almeno una quarantina di deputati di centrodestra, più probabilmente una cinquantina, ha votato contro le indicazioni della presidente del Consiglio.
È un fatto politico notevolissimo, ma non si può dire che fosse inatteso. Per tutta la giornata di martedì, infatti, l’umore prevalente nei gruppi di maggioranza alla Camera era che l’emendamento non sarebbe stato approvato, o che comunque la sua approvazione sarebbe stata estremamente a rischio. Meloni ha tentato varie soluzioni, alcune perfino in contraddizione tra loro, per provare a rimediare all’ultimo minuto: non è bastato. Per un solo voto, l’emendamento non è stato approvato.
Da ormai un anno Meloni incalza i suoi principali alleati, Antonio Tajani di Forza Italia e Matteo Salvini della Lega, per modificare la legge elettorale, cioè l’insieme di regole che servono a calcolare i seggi spettanti ai partiti in parlamento sulla base dei voti che hanno preso alle elezioni politiche: stabilire con quale legge si voterà è cruciale, visto che le prossime elezioni politiche si terranno l’anno prossimo, probabilmente in primavera.










