La decisione vincolante della Commissione europea si basa sul Digital Markets Act in vigore dal 2027. La replica della società: «Rischio per la privacy e la sicurezza di milioni di europei»

Ciò che è permesso a Gemini deve essere permesso a qualunque altro tipo di intelligenza artificiale generativa sul sistema operativo Android. I dati raccolti attraverso la Search online devono essere messi a disposizione di tutti gli altri motori di ricerca: sono le due decisioni vincolanti raggiunte dalla Commissione europea e che devono essere messe in pratica da Google a partire dal 2027. Entrambe si basano sul Digital Markets Act, regolamento che ha l'obiettivo di creare un mercato digitale equo e dove tutti possano partire dalle stesse opportunità. Proprio per questo Google - un «gatekeeper» in quanto fornitore di un servizio usato dalla maggioranza dei consumatori europei - non può favorire le sue funzionalità rispetto a quelle dei rivali. Deve concedere a questi ultimi le stesse condizioni di partenza.

Gemini, l'AI generativa di Google, è al momento l'unica a essere preinstallata sugli smartphone Android (sistema operativo di proprietà della stessa azienda e che viene utilizzato dal 60 per cento degli europei). Non solo: così come Gemini può essere attivato semplicemente pronunciando le parole «Hey, Google», anche altri chatbot devono poter funzionare nello stesso modo. Così come devono poter accedere agli stessi dati dell'AI proprietaria. L'obiettivo non è solo quello di permettere anche ad altre aziende di farsi conoscere dagli utenti, ma anche quello di permettere all'utente di scegliere il suo sistema di AI preferito. Il più ampio «portafoglio» di chatbot deve comparire su Android entro luglio 2027.