A più di un anno dal rogo della discoteca di Kočani, in cui morirono 63 persone, il paese dell’ex Jugoslavia è ancora paralizzato da clientelismo e corruzione. Ma c’è chi prova a cambiare le cose
All’inizio di maggio la città di Skopje ha assistito a una strana vicenda: dopo essersi liberato dalla cattività in cui era tenuto, un lupo ha cominciato a vagare per le strade della capitale macedone. A comunicare ai cittadini che tutti i servizi di sicurezza erano stati allertati è stato su Facebook il sindaco della città, Orce Gjorgjievski. “A Skopje deve regnare l’ordine!”, ha scritto, come di consueto indossando i panni del padrone di casa che governa la città con il pugno di ferro.
Proprio con questo slogan lo scorso autunno aveva condotto la sua campagna elettorale per le elezioni comunali, che affrontava da candidato del partito di destra al potere, Vmro-Dpmne (sigla che sta per Organizzazione rivoluzionaria interna macedone - Partito democratico per l’unità nazionale macedone). Gjorgjievski prometteva di eliminare gli ingorghi e le buche nelle strade, di migliorare la pessima qualità dell’aria e di combattere lo strapotere della “mafia edilizia” locale, che costruiva a ritmo forsennato palazzi a più piani senza alcun criterio e senza i permessi necessari. E giurava che avrebbe eliminato anche il problema dei rifiuti, che all’epoca traboccavano da mesi dai cassonetti non svuotati e si accumulavano nelle discariche abusive.






