Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa rivincita dei piccoli comuni parte dalle compravendite immobiliari. Nessuno ci avrebbe creduto qualche anno fa, quando le cronache dei giornali erano piene di notizie di comuni dove le case venivano vendute a 1 euro pur di sottrarle all’abbandono e al degrado. Dal 2019 al 2025 le compravendite nei centri minori sono cresciute del 42,3%, sette volte di più che a Milano e Roma. A rilevarlo uno studio di Confedilizia, diffuso ieri, che ha elaborato i dati dell’Agenzia delle entrate e dell’Istat per scattare una istantanea sull’evoluzione del mercato residenziale.
Un’istantanea che dimostra come ormai non siano più le grandi città il motore del mercato immobiliare italiano, ma la provincia e i piccoli comuni. Cosa è accaduto?
È accaduto che finalmente, dopo anni di abbandono, i mini-enti sono tornati al centro dell’agenda politica. Sono stati destinatari di provvedimenti mirati, come la legge 158/2017 (nota come legge Realacci) che ha previsto un Fondo dedicato per il recupero dei centri storici, il potenziamento dei servizi essenziali, la digitalizzazione, la tutela ambientale e la prevenzione del dissesto idrogeologico. O come più di recente la legge Calderoli sui piccoli comuni montani (legge n. 131/2025) che ha previsto incentivi ad hoc per chi apre un’attività in un piccolo comune di montagna o ci va a insegnare, a fare il medico o a lavorare in smart working.






