Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl mercato immobiliare italiano ha cambiato baricentro. Tra il 2019 e il 2025 le compravendite residenziali nei comuni non capoluogo sono balzate del 32,7%, una crescita che doppia il 15,5% segnato dai capoluoghi. Mentre le grandi locomotive come Milano e Roma si fermano a un incremento del 5,9%, i borghi più piccoli volano con un picco del 42,3%. Questi dati, elaborati da Confedilizia su base Omi e Istat, raccontano un’Italia del mattone che ha invertito una rotta decennale proprio negli anni segnati dalla pandemia e dal ritorno dell'inflazione.
Le ragioni del sorpasso della provincia sulla città
Le ragioni di questo sorpasso della provincia sulla città sono molteplici e strettamente connesse alla convenienza economica. In primo luogo pesano i prezzi ormai proibitivi delle aree metropolitane, dove la scarsità di nuove abitazioni dovuta a vincoli urbanistici spinge i costi verso l’alto e dirotta la domanda altrove. A questo si aggiunge l'impatto della stretta monetaria del 2022-23 che ha reso i mutui molto più onerosi. L’aumento dei tassi ha colpito duramente chi puntava a immobili costosi nelle grandi città, favorendo invece gli acquisti nei centri medi e piccoli dove il peso della rata è più sostenibile per le famiglie e i giovani. Non va poi trascurata la spinta dello smart working che ha permesso a molti di cercare casa in territori un tempo considerati marginali.









