Gli esperti della Società europea di riproduzione umana ed embriologia chiedono una riforma radicale che superi le barriere territoriali e introduca un unico registro condiviso in tutta l'Unione

Un semplice test genetico comprato online per curiosità, un po’ di saliva in una provetta e, qualche mese dopo, una scoperta sconvolgente: avere centinaia di fratelli e sorelle biologici sparsi in ogni angolo del pianeta. Pur sembrando la trama di una serie televisiva è, invece, la realtà con cui si stanno scontrando diversi ragazzi nati grazie alla fecondazione assistita con donatore. A riaccendere i riflettori su un sistema che per anni ha funzionato senza un vero controllo globale, il caso di un uomo olandese, rivelatosi padre biologico di oltre 550 bambini, che ha smosso la Eshre, la Società europea di riproduzione umana ed embriologia a presentare una proposta di riforma radicale.

Super donatori di sperma, padri di troppi figli: servono nuovi limiti

La medicina riproduttiva, oggi, si trova a fare i conti con i limiti di una globalizzazione che ha corso molto più velocemente delle leggi. Il nodo centrale del problema risiede nell’assenza di comunicazione tra i diversi Stati. Attualmente, infatti, quasi ogni Paese europeo prevede un limite massimo di nascite per singolo donatore, ma si tratta di barriere puramente virtuali.