(di Susi Dennison, senior policy fellow presso lo European Council on Foreign Relations, Ecfr)

È stato un inizio d'estate caldo in Europa. Sebbene gran parte della copertura mediatica si sia concentrata sulle temperature estreme, ben oltre i 40 gradi centigradi nel sud Europa, questa volta la domanda sul perché faccia così caldo, e la chiara evidenza del riscaldamento globale, non sono sfuggite all'opinione pubblica europea. Ma tradurre questo crescente senso di urgenza intorno all'agenda della decarbonizzazione in azioni concrete è un'altra questione, dato che il centro politico europeo teme che un'agenda verde troppo esplicita possa riaccendere il cosiddetto "greenlash". Il pacchetto energetico che la Commissione europea presenterà a metà luglio sarà un banco di prova importante per capire fino a che punto i leader europei siano disposti a sfruttare lo slancio creato da questa estate, che ha ricordato a tutti cosa sia in gioco.

Il cambiamento climatico è già qui, e ha conseguenze reali per i cittadini europei.

Come parte di un pacchetto più ampio, la Commissione dovrebbe presentare proposte di riforma del Sistema di Scambio delle Quote di Emissione (ETS), il primo e più grande mercato del carbonio al mondo, insieme a un Piano d'Azione per l'Elettrificazione volto a spostare industria, trasporti e riscaldamento dai combustibili fossili verso l'elettricità, in vista del Consiglio Energia previsto per ottobre. Entrambi i dossier avranno implicazioni rilevanti per la prossima fase della transizione verde dell'Ue. Il livello di ambizione di ciascuno rifletterà, e renderà evidente, il pensiero dei decisori politici europei su ciò che è realisticamente fattibile in materia di decarbonizzazione nell'attuale contesto politico.