C’è un dettaglio che i comunicati baldanzosi delle ultime 24 ore dimenticano di citare. Il 13 luglio il giudice di Genova ha assolto Matteo Viacava, sindaco di Portofino, “per non aver commesso il fatto”. Formula piena, rito abbreviato. Lui annuncia la ricandidatura e si commuove per la “patologia del sistema”; qualche cronista compiacente parla di “flop giudiziario e giornalistico”, tirando in ballo Marco Travaglio e il caso Minetti. Peccato che il “fatto”, quello che nessuno avrebbe commesso, era lì ed è rimasto lì: novantuno tra borse e accessori falsi a marchio Hermès, Fendi, Chanel, Yves Saint Laurent, sequestrati dalla Guardia di Finanza nella tabaccheria del sindaco e mai più tornati indietro.
Riavvolgiamo il nastro, visto che l’inchiesta l’aveva aperta il Fatto Quotidiano, nel settembre 2023. In un negozio da tredici metri quadri sulla piazzetta più fotografata d’Italia — tabaccheria intestata dal 2005 proprio a Viacava — comprammo una borsa Fendi, una Chanel e una pochette. Prezzo: 75 euro tondi. E qui c’è il primo documento che stona con le difese successive: lo scontrino, del 15 settembre 2023, porta in testa la dicitura “Tabaccheria Viacava Matteo”, Piazza Libertà 13, partita IVA 01529880997. La stessa che, nella visura camerale, risulta intestata al sindaco. La vendita esce dalla sua cassa.







