L’impugnazione del pm Raffaele Casto davanti alla Corte d’appello della sentenza di assoluzione pronunciata dal gup in favore dell’ex presidente dell’Autorità portuale, Ugo Patroni Griffi, era inammissibile. La vicenda è quella delle contestazioni di abuso edilizio e paesaggistico relative ai lavori di riqualificazione della stazione marittima «Le vele» di Punta delle Terrare. I giudici di secondo grado hanno rilevato che «i motivi di appello venivano specificati con il supporto di argomentazioni giuridiche e riflessioni personali». Inoltre, hanno ravvisato «un profilo di sopravvenuta inammissibilità per carenza di interesse, alla luce della intervenuta prescrizione dei reati». Infatti, «quand'anche fosse fondata l'impugnazione proposta dal pubblico ministero e, dunque, dovessero ritenersi sussistenti i reati contravvenzionali, l'appello dell'organo di accusa va dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Per la giurisprudenza di legittimità è inammissibile per difetto di interesse l'appello con il quale il pubblico ministero deduca profili di carenza nell'accertamento dei fatti in ordine a pronuncia assolutoria adottata dal giudice di primo grado con la formula "perché il fatto non sussiste" quando, prima della pronuncia della sentenza di appello, sia intervenuta la causa estintiva della prescrizione del reato, atteso che il mezzo di impugnazione deve perseguire un risultato non solo teoricamente corretto, ma anche praticamente favorevole», ha spiegato la Corte d’appello nelle motivazioni - della sentenza di aprile - depositate nelle scorse ore.
«Abuso edilizio a Punta delle Terrare», assolto l'ex presidente Patroni Griffi: «L’appello del pm era inammissibile»
I giudici hanno ravvisato «un profilo di sopravvenuta inammissibilità per carenza di interesse, alla luce della intervenuta prescrizione dei reati»








