di
Chiara Daina
L’iniziativa promossa a Torino coinvolge medici di famiglia, psicologi e operatori culturali di «Nessuno». La «prescrizione sociale» è uno strumento raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità per promuovere un benessere sostenibile
Le attività sociali fanno bene alla salute. Tanto da essere prescritte come terapia curativa al pari di un farmaco. Grazie al progetto «Torino social prescription» due medici di famiglia del capoluogo piemontese da qualche mese hanno iniziato a indicare «la terapia sociale» sulla ricetta, per i pazienti che hanno bisogno di uno sprono per uscire di casa, costruire legami sul territorio e prendersi cura di sé. L’iniziativa è coordinata dall’associazione culturale «Nessuno» e coinvolge l’Asl e la circoscrizione 8 del Comune di Torino, la facoltà di psicologia dell’Ateneo della città e il polo culturale «Lombroso 16» (sede l’associazione), che ospita una lista di attività ricreative collettive da proporre ai candidati.
Dai corsi di gruppo di ginnastica, danza e yoga per contrastare sedentarietà e pressione alta e creare nuove amicizie. Ai laboratori di collage, scrittura e lettura per combattere la solitudine, gli incontri per allenare memoria e linguaggio e rallentare il declino mentale, fino agli aperitivi tra mamme per alleviare stati di ansia e depressione e condividere difficoltà. «Ciascun utente ha diritto a otto sedute gratuite dell’attività prescelta, che poi potrà proseguire a pagamento» spiega Ottavia Azzolini, psicologa dell’associazione e responsabile del progetto. Tra i servizi offerti, oltre a quelli elencati sopra, ci sono: corsi di tai chi e mindfulness, gruppi di cammino, esercizi anticaduta per anziani, osteopatia e pilates per donne in gravidanza e nel post parto e incontri di riflessione e socializzazione per mamme di tutte le età. «La salute - sottolinea la psicologa - passa anche attraverso le connessioni sociali. È dimostrato infatti che l’isolamento ha un impatto negativo sull’umore e sulle difese dell’organismo».






