di

Ruggiero Corcella

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open mostra che un sistema di intelligenza artificiale capace di preparare le lettere di dimissione viene utilizzato nella maggior parte dei casi dai medici e si associa a una significativa diminuzione del rischio di esaurimento. Il vero beneficio, però, non è il tempo risparmiato, ma il minore sforzo mentale richiesto

C'è un documento che accompagna ogni paziente quando lascia l'ospedale e che, pur essendo poco visibile, rappresenta uno snodo cruciale della qualità delle cure: la lettera di dimissione. In poche pagine deve ricostruire l'intero ricovero, riassumere diagnosi, terapie, esami eseguiti, problemi ancora aperti e indicazioni per il follow-up. È il documento sul quale si basano il medico di medicina generale e gli specialisti territoriali per garantire la continuità assistenziale. «Nonostante questa centralità – sottolinea Simona Giubilato, coordinatrice dell’Area dedicata all’Intelligenza Artificiale in Cardiologia di Anmco - , la redazione della lettera rimane uno dei compiti più onerosi della medicina ospedaliera, principale determinante del cosiddetto “pajama time”, ovvero tempo extra-lavorativo trascorso per completare pratiche burocratiche, e fattore riconosciuto di burnout tra i medici ospedalieri ».