Con la scelta di raccogliere l’appello di Roberto Vannacci e ordinare a Fratelli d’Italia di votare il suo emendamento a favore delle preferenze, mentre Forza Italia e Lega votavano contro, Giorgia Meloni ha compiuto una scelta significativa, che va molto al di là della semplice ripicca o anche del tentativo di intimidazione nei confronti degli alleati. La sua è una scelta di campo. Naturalmente è presto per decretare la vittoria della linea di Giuseppe Cruciani, recentemente rilanciata anche da Gianni Alemanno, secondo lo schema Meloni al Quirinale e Vannacci a Palazzo Chigi.

Ancora più inverosimile, se non forse, al limite, come minaccia fatta circolare per rimettere in riga gli alleati, l’idea che Meloni potrebbe pensare di presentarsi in coalizione alleata con il solo Vannacci, tenendo fuori Lega e Forza Italia, per prosciugarli con il ricatto del voto utile (in una strana, estremistica e caricaturale replica dello schema seguito da Pdl e Pd alle elezioni del 2008). Mi pare comunque degno di nota che l’appello accolto dalla presidente del Consiglio fosse formulato da Vannacci ricorrendo a un preciso lessico famigliare, nel prendersela con «i badogliani del centrodestra» che avrebbero «sparato alle spalle del proprio schieramento, con le munizioni fornite dal Partito democratico».