Se avete visto le immagini di Erling Haaland che, al ritorno in Norvegia, scende dall’aereo con un procione impagliato che regge una bottiglietta di liquore, avete visto solo la parte finale di un Mondiale da impazzire. Il procione era stato comprato in un negozio western di Dallas. Costava 750 dollari e Haaland lo ha portato con sé sull’aereo, insieme a un cappello da cowboy, agli stivali e agli altri ricordi raccolti durante il viaggio negli Stati Uniti. Quando gli hanno chiesto spiegazioni, ha detto che il procione lo aveva seguito fino a casa.La Norvegia aveva appena concluso il suo Mondiale. Era tornata nella competizione dopo ventotto anni, aveva eliminato il Brasile ed era arrivata fino ai quarti di finale. Il rientro della Nazionale era diventato una festa nazionale e Haaland continuava a fare il giro del mondo. Perché ha segnato tanto, ma i gol spiegano soltanto una parte della storia. Haaland era già uno dei calciatori più famosi e forti del mondo. Ma gli mancava il Mondiale, il momento in cui un calciatore smette di appartenere a chi segue il calcio ogni settimana e viene presentato a tutti gli altri. Negli Stati Uniti hanno scoperto un attaccante che in Europa conoscevano da anni. Ma soprattutto hanno scoperto tutto ciò che stava intorno all’attaccante. Hanno scoperto che è alto quasi due metri e può travolgere i difensori, ma utilizza Snapchat come un ragazzo qualsiasi. Che porta lunghi capelli biondi legati con elastici abbinati ai colori della divisa. Che pubblica una fotografia con un filtro di Shrek, definendolo il proprio gemello. Che, dopo avere eliminato il Brasile, può celebrare la vittoria con un asciutto "Well well well", senza sentire il bisogno di aggiungere altro. Il gigante è stato adottato. Le persone hanno cominciato a parlare dei suoi elastici, dei capelli, delle espressioni. Hanno cominciato a guardarlo perché avevano incontrato Haaland sui social, non necessariamente durante una partita. Lo hanno conosciuto. Peraltro, proprio nel momento in cui ha deciso di presentarsi con un nome più lungo. Sulla maglia della Norvegia non c’era soltanto Haaland, come in quella del Manchester City, ma Braut Haaland. Braut è il cognome della madre, Gry Marita Braut. Haaland ha scelto di portarlo sulla schiena insieme a quello del padre, l’ex calciatore Alf-Inge Haaland, recuperando la forma completa del proprio nome e rendendo visibile anche la famiglia materna. Mentre milioni di persone lo scoprivano, lui decideva di farsi conoscere per intero.La sua grandezza non richiedeva una particolare educazione calcistica. Sette gol restano sette gol. La velocità si vede, la potenza pure. Haaland è uno di quei giocatori che possono essere presentati attraverso i numeri, gli highlights e il corpo. Per un pubblico americano abituato a misurare tutto — punti, yard, fuoricampo, altezza, velocità — era l’ideale. Ma essere fortissimo non basta: Haaland è diventato il più virale perché non sembrava impegnato nella costruzione di una celebrità perfetta. Anzi, il personaggio nasce proprio dalle cose che, in teoria, dovrebbero rovinarlo. Dalle facce strane. Dai filtri. Dalla coda che cambia forma. Dagli elastici colorati. Dalle borse enormi. Dal modo in cui passa dall’espressione feroce dopo un gol a quella di uno che non ha capito bene perché lo stiano fotografando. Haaland è un campione globale che si comporta online come molti ragazzi della sua generazione. Non distingue troppo tra comunicazione ufficiale e stupidaggine, tra costruzione del marchio e fotografia inviata agli amici. L’affetto è cresciuto così, in uno scambio continuo. Gli americani trasformavano Haaland in meme, Haaland rispondeva ai meme. I tifosi imitavano il canottaggio vichingo della nazionale norvegese, lui invitava tutti a cercare il proprio nome su Google per vedere l’animazione dedicata alla celebrazione.È accaduto di tutto intorno a lui. Tom Holland, o meglio Spider-Man, uno degli attori più famosi del mondo, ha raccontato di avergli scritto per invitarlo a cena senza ricevere risposta. Haaland non lo aveva riconosciuto e ha dovuto specificare che non risponde agli sconosciuti. Con il disincanto di chi guarda il telefono senza muovere un dito perché pensa che possa essere ancora telemarketing. Una rottura. Potrebbe, invece, voler conoscere 563 peruviani. Perché lì, in Perù, Haaland è entrato nell’ufficio anagrafe: il Registro nazionale peruviano ha contato 468 persone chiamate Haaland, altre 91 registrate come Erling Haaland e quattro con il nome completo, Erling Braut Haaland. Si possono immaginare le conversazioni tra i genitori durante le settimane del Mondiale. La Norvegia gioca, Haaland segna ancora. Il nome viene pronunciato una prima volta per scherzo, poi una seconda con maggiore convinzione: "Quando sarà grande gli racconteremo il Mondiale del 2026". Quel Mondiale che ha permesso a un centravanti nato a Leeds, cresciuto in Norvegia e diventato famoso a Manchester di finire sui certificati peruviani, sulla bocca di mezzo mondo. Eroe in patria, amato anche altrove. Sceso dall’aereo con un procione sotto il braccio, dopo aver lasciato gli Stati Uniti. Mentre gli Stati Uniti parlano ancora di lui.