“La mia impressione è che siamo di fronte al secondo tempo del referendum. Meloni si è mossa nello stesso modo arrogante, seguendo una logica di comando contro la quale, alla prova del voto, si sono coagulati, come per il referendum, tutti i no, sia quelli dell’opposizione, sia quelli della maggioranza”. Claudio Mancini, deputato del Pd con una certa abilità nel leggere tra le righe dei lavori parlamentari, commenta così quanto accaduto lunedì alla Camera, con la premier sconfitta sull’emendamento per introdurre le preferenze. “Questa legge elettorale – dice – ha un solo scopo: garantire a FdI di fare una campagna elettorale intorno al volto della Meloni, con il nome del candidato premier nel programma, riducendo al minimo la forza elettorale di FI e della Lega, già provata dalla scissione di Vannacci. Una legge contro i propri alleati che, infatti, alla prima occasione utile, ne segreto dell'urna, hanno assestato un colpo”.Da dove sono arrivate le defezioni? Risponde Mancini: “C'è stata innanzitutto una trasversalità delle donne per la mancata alternanza di genere sui capolista, ma anche un disagio di una parte di FI per lo strapotere di Meloni e di una parte della Lega del Nord per la cancellazione dei collegi uninominali. Ma una quarantina di franchi tiratori in un parlamento di 400 deputati è una cosa significativa”. Meloni andrà a casa? “Ha annunciato una riflessione. Ne attendiamo l’esito e ci aspettiamo che venga in Parlamento. Ma credo che finirà come con il referendum: nell'immediato la reazione rabbiosa, il vittimismo, l'attacco alle opposizioni, il mancato riconoscimento degli errori. Poi, dopo, far finta di niente. Se è vero quello che hanno scritto i giornali, ovvero che Meloni avesse detto ‘o votate o mi dimetto’, allora la premier rischia di produrre nella sua maggioranza l’effetto ‘a lupo a lupo’”.E il voto favorevole all’emendamento Vannacci sulle preferenze? O l’ipotesi di ritentare al Senato? Si cerca un ristoro? “Macché, sono dei ragazzi allo sbando. Bignami e Donzelli non sono attendibili come termometro di un orientamento ponderato. Gli sfugge completamente la portata politica della frittata che hanno fatto. A Meloni, invece, penso di no. Aveva posto una fiducia politica di fatto ed è stata sconfitta: se non si dimette sa che sarà una premier dimezzata. Bisogna ricordare che la legge elettorale è stata depositata durante la campagna elettorale del referendum . E l’obiettivo era approvarla rapidamente per andare subito alle elezioni e incassare la vittoria referendaria con una legge elettorale presidenzialista. Nasce in un tempo politico che non c’è più. Quindi o si va alle elezioni anticipate o a settembre bisognerà fare una complicatissima legge di bilancio, altro che legge elettorale”. E se invece si dimettesse? Il campo largo è pronto al voto anticipato? Tra piazze vuote, divisioni sulla politica estera e centri che non si capisce come siano composti, non sembrerebbe. “Se ci saranno le elezioni - risponde il deputato dem - ci sarà un'accelerazione e tutte queste questioni troveranno una composizione. Il governo ha provato a cambiare la Costituzione per fare il presidenzialismo e non c'è riuscito, ha provato a fare il premierato e non c'è riuscito, l'autonomia differenziata e non c'è riuscito. Ora, ha fallito anche con la legge elettorale, di fronte a tanto avventurismo se ci sono elezioni la coalizione democratica si riunirà e giocherà con le regole che ci sono".